CIVITAVECCHIA – Non si placano le polemiche dopo la presentazione della mozione congiunta contro la violenza di genere e il femminicidio, firmata dalle consigliere comunali Simona Galizia e Nora Costantini. Un atto che, pur nascendo con l’intento dichiarato di intervenire sulle radici culturali del fenomeno, ha acceso un confronto acceso all’interno del Consiglio comunale e tra le forze politiche cittadine, divise non tanto sull’obiettivo quanto sul metodo e sul contesto politico in cui l’iniziativa si inserisce. Nel dibattito è intervenuta la consigliera del Pd Maila Maccarini, che ha sottolineato come la violenza di genere non possa essere ridotta a una dimensione unica. «La violenza di genere è insieme una questione morale e una questione politica – ha spiegato – le due dimensioni sono intrecciate e non possono essere separate senza perdere il senso del problema». Secondo Maccarini si tratta di una questione morale perché riguarda la dignità della persona, la responsabilità individuale e le norme culturali che troppo spesso normalizzano stereotipi, sessismo e controllo. Ma è anche una questione politica, perché non è un fatto privato bensì un fenomeno strutturale che chiama in causa lo Stato, le istituzioni e le politiche pubbliche su scuola, lavoro, sanità e giustizia. «Una società che la considera solo un problema individuale fallisce moralmente. Una politica che non la affronta strutturalmente fallisce politicamente», ha concluso. Sulla stessa linea critica si è espressa la capogruppo del M5S Alessandra Lecis, che ha richiamato la necessità di «ristabilire alcuni punti fermi, per rispetto delle vittime e per correttezza nel dibattito pubblico». Definire la violenza di genere come un tema “non politico”, secondo Lecis, è una semplificazione pericolosa che rischia di svuotare di contenuto anche le iniziative locali. La capogruppo M5S ha puntato l’attenzione sull’assenza, a livello nazionale, di una strategia organica e coerente, fatta di risorse certe, prevenzione culturale, educazione alle relazioni e continuità amministrativa. «Le parole diventano patrimonio comune solo quando sono accompagnate da scelte concrete, verificabili e coerenti. Su un tema così delicato, parlare bene non basta. Serve agire meglio», ha affermato. Di segno opposto l’intervento del capogruppo di Forza Italia Luca Grossi, che ha difeso con decisione l’iniziativa Galizia-Costantini. «Se oggi si parla di violenza di genere è grazie a quella mozione – ha dichiarato – perché ha riportato un tema grave e reale al centro dell’agenda del Consiglio comunale». Per Grossi, accusare l’atto di essere insufficiente o strumentale significa spostare l’attenzione dal merito al pretesto. «Le politiche concrete non nascono dal nulla, ma da indirizzi politici e prese di posizione chiare. Chi vuole migliorare la mozione lo faccia nelle sedi opportune, con proposte e atti conseguenti».

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