La lotta contro le scorie non si arresta. Martedì scorso a Corchiano si è tenuta un’assemblea che si conclusa con un messaggio chiaro: la lotta contro le scorie non si arresta.

“L’incontro - riferisce il Biodistretto della Via Amerina e delle Forre in una nota - ha visto la partecipazione di comitati e rappresentanze dei comuni della Tuscia, in cui è emersa la volontà comune di arrivare, entro la prossima primavera, a una nuova mobilitazione che si realizzerà con ogni probabilità a Roma”.

La mobilitazione sarà preceduta da una campagna di formazione e informazione rivolta ai cittadini, con l’obiettivo di organizzare un percorso di partecipazione della popolazione della Tuscia per poi arrivare a una mobilitazione generale tra maggio e giugno.

“La discarica di scorie radioattive rappresenterebbe per la Tuscia un danno ambientale, economico e sociale insostenibile” prosegue la nota del Biodistretto che rimarca la “sordità della società Sogin, che ha ignorato tutte le nostre osservazioni, così come la latitanza del ministro Pichetto Fratin che non ha mai risposto alla richiesta avanzata dai sindaci della Tuscia ormai diversi anni fa”.

Nel corso della discussione sono state evidenziate non solo le criticità legate al progetto del deposito nazionale delle scorie nucleari, ma anche una serie di ulteriori problemi che stanno incidendo negativamente sul territorio. “Tra queste - è scritto nella nota - l’occupazione di chilometri di suolo agricolo da parte di impianti fotovoltaici, la presenza di pale eoliche e l’avanzare di progetti particolarmente invasivi, che rischiano di trasformare la Tuscia in un polo energetico e in una discarica nucleare compromettendo così la sua vocazione fondamentale: l’agricoltura e le sue eccellenze, e la bellezza del suo paesaggio”.

«Se qualcuno pensasse di poterci piegare facendo leva sulla stanchezza, commetterebbe un grave errore - dichiara il presidente del Biodsiretto Famiano Crucianelli - In questi anni abbiamo già dimostrato che gli abitanti della Tuscia non hanno alcuna intenzione di chinare la testa di fronte alle scelte del potere economico e politico. Le mobilitazioni, i ricorsi al Tar e le osservazioni tecnico-scientifiche promosse con accademici ed esperti internazionali dimostrano la nostra determinazione. Siamo di fronte a una grave ingiustizia sociale: nella Tuscia agricola sono ipotizzati 21 siti per il deposito di scorie nucleari, mentre nel Nord industriale — che ha beneficiato maggiormente dell’uso dell’energia — non è previsto alcun sito, fatta eccezione per il Piemonte. L’ipotesi di localizzare il deposito nella Tuscia - conclude Crucianelli - è inoltre in netto contrasto con la legge regionale sui biodistretti e con l’articolo 13 della legge sul biologico, che sanciscono l’incompatibilità tra i distretti biologici e impianti potenzialmente inquinanti. Viterbo è infatti la provincia italiana con il maggior numero di biodistretti».