PHOTO
CIVITAVECCHIA – Assolto con formula piena perché il fatto non sussiste. Si chiude così il procedimento penale a carico di Corrado Bertini, legato all’incendio che il 31 luglio 2018 interessò il deposito di autodemolizioni di via Busnengo, nella zona industriale di Civitavecchia. Quella mattina una densa nube di fumo nero si levò sopra la città, destando allarme tra i residenti e richiedendo l’intervento di vigili del fuoco, protezione civile e forze dell’ordine.
L’incendio venne domato in poche ore, ma l’episodio segnò l’avvio di una lunga e complessa vicenda giudiziaria. L’area fu posta sotto sequestro e la Procura avviò un’inchiesta ipotizzando gravi violazioni ambientali, fino a configurare la presenza di una discarica abusiva di rifiuti speciali mascherata da centro di autodemolizione. Accuse che portarono al rinvio a giudizio di Bertini e della società Ecologica Demolizioni Trasporti srl.
Nel frattempo, sul piano tecnico, intervenne anche Arpa Lazio. L’Agenzia chiarì come l’evento, per durata e modalità, non presentasse le caratteristiche tipiche di un incendio con effetti ambientali persistenti. Pur proseguendo con i monitoraggi attraverso centraline mobili, Arpa evidenziò i limiti di significatività delle simulazioni sulla dispersione degli inquinanti.
Dopo quattro anni di indagini, il 28 gennaio 2022 si è aperto il processo, celebrato davanti a un collegio di competenza della Direzione Distrettuale Antimafia, in ragione del titolo di reato contestato. Un dibattimento lungo e articolato che, come emerso nel corso dell’istruttoria, ha progressivamente ridimensionato l’impianto accusatorio.
La fase dibattimentale ha infatti consentito di ricostruire in modo puntuale l’attività svolta dall’imprenditore e dalla società, facendo emergere il rispetto delle normative ambientali e delle rigorose prescrizioni che regolano il settore dell’autodemolizione e della gestione dei rottami. Elementi che hanno portato il Tribunale a pronunciare l’assoluzione con la formula più ampia, disponendo contestualmente il dissequestro dell’area.
«Abbiamo sempre sostenuto, sin dalle indagini preliminari, l’infondatezza delle accuse», ha commentato l’avvocato Lorenzo Mereu (nella foto), difensore di Bertini. «Finalmente, dopo una lunga istruttoria, è stata riconosciuta la piena legittimità dell’operato di un imprenditore che da oltre trent’anni lavora nel settore nel rispetto di norme particolarmente stringenti».
La sentenza mette fine a una vicenda che per anni ha inciso pesantemente sotto il profilo umano, professionale ed economico, restituendo oggi piena dignità a un’attività risultata estranea a qualsiasi illecito.
©RIPRODUZIONE RISERVATA



