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CIVITAVECCHIA – Si sono svolti ad Anguillara Sabazia i funerali di Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, i due coniugi che si sono tolti la vita sabato scorso, genitori di Claudio Carlomagno, reo confesso del femminicidio della moglie Federica Torzullo, avvenuto nella loro villetta di Anguillara.
Ad accogliere i feretri di Maria Messenio, ex poliziotta ed assessore alla Sicurezza del comune, dimessasi a seguito dell’arresto del figlio, e Pasquale Carlomagno, imprenditore e titolare insieme a Claudio dell’azienda nella quale lavoravano, c’era tantissima gente. Una leggera pioggia ha accompagnato l’arrivo dei carri funebri: l’altro figlio della coppia, Davide, con amici, parenti e il sindaco della città Angelo Pizzigallo - che ha disposto il lutto cittadino per la giornata di oggi - hanno fatto ingresso in una chiesa Regina Pacis, parrocchia di riferimento della famiglia, strapiena, tanto che molte sono le persone rimaste fuori.
Durante l’omelia, don Paolo Quattrini ha ricordato che Dio «non fa mai mancare la delicatezza del suo amore anche quando magari i nostri gesti arrivano a non permetterci più neanche di risalire da questo abisso. È per questo che facciamo silenzio. E sono sempre consapevole che ogni parola, in questo momento, per me personalmente, può risultare vuota, insignificante e anche fuori luogo per certi versi. Ancora di più, se le parole che pronunciamo, o che, peggio, ancora scriviamo, diventano macigni duri, pieni di giudizio, pieni di livore, o ancora peggio di morbosa curiosità». E poi, rivolto all’altro figlio della coppia, Davide Carlomagno, don Quattrini sottolinea come sia «il testimone più grande e autorevole di questo bene che i tuoi genitori ti hanno sempre donato». «Pasquale lo ricordiamo per il suo impegno nel lavoro che lo ha portato a farsi conoscere per stima e professionalità. Non vogliamo dimenticare neanche il ruolo che ha svolto con senso civico Maria nel suo lavoro pubblico, tra la gente, e anche nel suo successivo impegno per la vita buona del nostro comune» prosegue il sacerdote, sottolineando il «momento carico di dolore e di sofferenza. Il nostro cuore è smarrito per questi giorni di morte che si sono accavallati tanto da disorientarci. I nostri occhi rischiano di non riuscire a vedere bene la vita perché sono offuscati dalle nostre lacrime. La nostra mente è piena di domande, ancora irrisolte e di sentimenti contrastanti». Fuori dalla chiesa i concittadini non vogliono parlare: chiedono «silenzio, solo silenzio», parlando di una «tragedia nella tragedia». «Colpisce il coinvolgimento emotivo totale dei genitori, in una storia in cui loro non pensavano di entrare - racconta un cittadino - Un dramma nel dramma di cui ci dovremo fare carico tutti». Un lungo applauso è stato tributato dai presenti quando i feretri sono stati portati fuori della chiesa a conclusione delle esequie.



