“Il ciclone Harry ha devastato la Sicilia. Due miliardi di danni stimati. Lungomare cancellati. Ferrovie interrotte con rotaie sospese nel vuoto. A Niscemi, 1.500 persone sfollate per una frana che ha reso il paese a rischio isolamento. A Lampedusa, la banchina commerciale – unica arteria vitale dell’isola – rischia il collasso. Linosa è letteralmente tagliata fuori, con la viabilità cancellata. Più Uno Sicilia e il suo leader” Ernesto Maria Ruffini “non accettano la retorica dello ‘Stato vicino ai cittadini’. Non accetta che si nomini l’ennesimo commissario ‘con ampi poteri’ come se fosse un favore e non un dovere istituzionale. Non accetta che si parli di ‘segnale di solidarietà‘ quando famiglie, imprese e intere comunità hanno perso tutto“. È quanto si legge in una nota del movimento.

“I siciliani – sottolinea Ruffini – hanno diritto di sapere che fine hanno fatto i loro soldi. Senza trasparenza sulla spesa passata, ogni promessa futura è aria fritta. La Sicilia non è una periferia da dimenticare tra un’emergenza e l’altra. È il cuore del Mediterraneo, esposto in prima linea alla crisi climatica. Trattarla da emergenza permanente invece che da priorità strategica è un errore politico prima ancora che morale“.

“MANCA IL 95% DELLE RISORSE NECESSARIE”

Nella nota di Più Uno si evidenzia che “la Regione Siciliana ha stanziato 70 milioni. Il Governo nazionale 33. Totale: 103 milioni per le emergenze su 2 miliardi di danni. Manca il 95% delle risorse necessarie. Mentre si celebra il Ponte sullo Stretto – 14 miliardi per un’opera contestata – le infrastrutture esistenti crollano. Le coste siciliane, esposte ai medicane sempre più violenti per effetto del cambiamento climatico, non hanno difese. Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), approvato tre anni fa, è rimasto lettera morta: zero stanziamenti per attuarlo”.

Quindi il movimento di Ruffini avanza una serie di richieste:

  • stanziamento immediato di almeno 500 milioni per l’emergenza, attingendo al Fondo per le Emergenze Nazionali e rimodulando le priorità di spesa;
  • sospensione di mutui, tributi locali e contributi previdenziali per cittadini e imprese delle aree colpite, con procedure automatiche e non su domanda;
  • piano straordinario di messa in sicurezza delle coste siciliane con risorse dedicate: non dopo la prossima emergenza, adesso;
  • attuazione immediata del PNACC con dotazione finanziaria reale per la Sicilia, territorio tra i più esposti d’Europa agli eventi estremi;
  • revisione delle scelte urbanistiche che hanno consentito di costruire sulla battigia: servono vincoli stringenti e piani di delocalizzazione delle strutture a rischio;
  • indennizzi rapidi e certi per le attività economiche distrutte – oltre 100 solo a Furci Siculo – con erogazione entro 90 giorni, non i tempi biblici delle emergenze passate;
  • trasparenza totale sulla spesa. Non bastano più soldi se poi restano bloccati nella burocrazia. Chiediamo un cruscotto pubblico che mostri in tempo reale ogni euro stanziato, impegnato, liquidato; rendiconto delle emergenze pregresse”.

Inoltre, “chiediamo alla Regione Siciliana di pubblicare entro 15 giorni un report dettagliato su: fondi stanziati per l’alluvione di Catania (ottobre 2024): importo, impegnato, liquidato; fondi per l’emergenza siccità 2024: stato delle erogazioni; tempi medi di liquidazione degli indennizzi alle imprese agricole”, conclude la nota.