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CIVITAVECCHIA – «La mozione presentata sul tema della violenza di genere dalle colleghe del centro destra rischia di essere utilizzata in modo strumentale, svuotata della sua portata reale e trasformata in un esercizio retorico che non affronta le responsabilità politiche profonde, e serie, che questo tema impone». È la replica di Valentina Di Gennaro, delegata alle politiche di genere, alla mozione di Galizia e Costantini.
«Ricordiamo che la Convenzione di Istanbul, adottata dal Consiglio d’Europa nel 2011, è stata ratificata dall’Italia solo nel 2013, con due anni di ritardo. Ma il problema – spiega – non è mai stato solo il tempo della ratifica formale: il nodo politico vero è l’attuazione incompleta e contraddittoria dei principi della Convenzione, in particolare su prevenzione, educazione, formazione e finanziamenti stabili. Oggi assistiamo a una narrazione che richiama la Convenzione di Istanbul mentre, a livello nazionale, con Fratelli d’Italia e Lega al governo, si è svuotato e ambiguizzato il principio del consenso nel recente tentativo di riforma legislativa, si sono ridotti o resi instabili i fondi destinati ai centri antiviolenza e alle case rifugio e, infine, si è arrivati a porre limiti e divieti all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, in aperto contrasto con quanto previsto dalla stessa Convenzione, che individua nell’educazione uno strumento centrale per prevenire la violenza di genere. In questo quadro, chiamare in causa gli enti locali senza affrontare le scelte nazionali che hanno indebolito gli strumenti di contrasto alla violenza rischia di essere un’operazione ipocrita. La lotta alla violenza di genere non può essere ridotta a una bandiera occasionale o a un terreno di consenso politico: è una responsabilità continua, che richiede coerenza tra livelli istituzionali, investimenti strutturali e un chiaro rifiuto di ogni arretramento culturale. Chi lavora davvero su questi temi sa bene che la violenza di genere non si combatte per mozioni, ma con presenza quotidiana, ascolto, costruzione di reti, lavoro sui servizi e sulle comunità. È ciò che avviene ogni giorno sul territorio grazie all’impegno di amministratrici e amministratori che operano sul campo, come la sottoscritta e l’Assessora Maucioni, in costante relazione con associazioni, centri antiviolenza, scuole e realtà sociali. Chi è immerso in questo lavoro conosce la complessità del fenomeno e la distanza profonda tra gli annunci politici e la realtà concreta. Senza questa coerenza – ha concluso – ogni mozione resta un atto formale che non incide sulle cause profonde della violenza, ma ne utilizza il dolore come strumento di legittimazione politica».



