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CIVITAVECCHIA – Sul progetto del biodigestore interviene anche l’ex consigliera comunale Fabiana Attig, che contesta la narrazione secondo cui eventuali responsabilità ricadrebbero esclusivamente sulle amministrazioni precedenti. «Se l’impianto si realizzerà – osserva – non si può far finta che le scelte e le omissioni dell’attuale amministrazione non abbiano avuto un peso». Attig richiama il ruolo di Città Metropolitana e il rapporto istituzionale tra il sindaco di Civitavecchia Marco Piendibene e il sindaco di Roma, sottolineando come il biodigestore sia dimensionato per rispondere soprattutto alle esigenze della Capitale. «Il fabbisogno annuo di organico della nostra città – spiega – è di poco superiore alle 19mila tonnellate, meno del 20% della capacità prevista per il mega impianto che un soggetto privato intende realizzare su aree pubbliche, nate per favorire insediamenti produttivi e occupazione locale».
Secondo l’ex consigliera, l’attuale giunta avrebbe avuto tempo e strumenti per intervenire prima della sentenza del Consiglio di Stato dello scorso dicembre. In particolare, viene citata la decisione del Tar che ha censurato l’inerzia comunale nell’attività istruttoria, rilevando come l’amministrazione non abbia fatto valere i propri diritti di proprietà su terreni ancora destinati, secondo gli atti, a capannoni per artigiani e imprese. «La determina dirigenziale del 2023 – ricorda Attig – prevedeva la possibilità di dichiarare la decadenza della convenzione per inadempienza contrattuale, con devoluzione della controversia al foro ordinario».
Una strada che, a suo giudizio, non è stata percorsa, nonostante oltre un anno e mezzo a disposizione. «Oggi – conclude – si parla di tutela ambientale e di salvaguardia del territorio, ma intanto si è perso tempo e si è arrivati a un esito che penalizza il patrimonio pubblico e rafforza un progetto pensato altrove. Le responsabilità, piaccia o no, non possono essere attribuite solo al passato».



