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CIVITAVECCHIA – Un servizio di giustizia che affonda le sue radici nel Vangelo e che, da undici anni, accompagna persone e famiglie in uno dei momenti più delicati della vita. È questo il senso dell’attività del Tribunale Ecclesiastico di Civitavecchia che ha inaugurato il suo undicesimo anno giudiziario con una relazione del presidente don Giovanni Demeterca.
Nel suo intervento, il magistrato ha sottolineato come il Tribunale non rappresenti soltanto un ufficio giudiziario "ma una vera e propria espressione della comunità cristiana, chiamata a svolgere un servizio di giustizia in un ambito profondamente umano e spirituale quale quello del matrimonio".
«È un momento solenne – ha spiegato don Giovanni Demeterca – per riflettere sui principi evangelici e giuridici che regolano i processi di nullità matrimoniale, sull’indissolubilità del vincolo e sull’impatto sociale del diritto nella vita della Chiesa».
Ringraziando il vescovo Gianrico Ruzza, moderatore del Tribunale, don Demeterca ha evidenziato la funzione pastorale di questa istituzione, impegnata a giudicare le richieste di nullità relative a matrimoni canonici celebrati nella diocesi di Civitavecchia-Tarquinia o che coinvolgono fedeli canonicamente domiciliati nel territorio.
I numeri del 2025 confermano un trend in crescita: sono 25 le nuove cause di nullità matrimoniale introdotte nel corso dell’anno, dieci in più rispetto al 2024. Un aumento costante che, secondo il presidente del Tribunale, riflette una maggiore sensibilità dei fedeli nel voler regolarizzare la propria situazione coniugale. «Si tratta – ha osservato il magustrato – di una sollecitudine che interpella la Chiesa a trovare nuove modalità di annuncio della fede e di accompagnamento delle persone nelle loro fragilità».
A dieci anni dall’entrata in vigore della riforma “Mitis Iudex Dominus Iesus”, il Tribunale ha emesso oltre cento sentenze definitive, entrando in contatto, nel corso delle istruttorie, con circa cinquecento persone tra parti e testimoni. Un lavoro che, come ha sottolineato don Giovanni Demeterca, non ha solo una dimensione giuridica, ma anche profondamente umana: «L’ascolto delle storie personali non serve a riaprire ferite o alimentare risentimenti, ma può diventare un’occasione per riconciliarsi con il proprio passato e provare a costruire un futuro più sereno».
Nel 2025 sono stati conclusi 18 procedimenti con il rito ordinario, mentre sette restano ancora pendenti, con un lieve aumento rispetto all’anno precedente. I tempi di definizione delle cause restano comunque contenuti: nella maggior parte dei casi, il processo si conclude entro un anno, salvo situazioni particolarmente complesse o che richiedano l’intervento di periti. Le principali motivazioni di nullità riguardano problematiche di carattere psichico o gravi forme di immaturità, aspetti che rendono necessaria una valutazione specialistica.
Per quanto riguarda gli esiti, la quasi totalità delle sentenze è stata favorevole alla dichiarazione di nullità. Un dato che, come ha precisato il presidente: 'non è frutto di superficialità, ma del lavoro rigoroso svolto dagli operatori del Tribunale" a partire da un’attenta indagine preliminare che permette di valutare con onestà la fondatezza delle richieste.
«L’attività giudiziaria – ha concluso don Demeterca – è anche un’occasione per riscoprire la missione evangelica della Chiesa, chiamata a rispondere alle domande, alle fragilità e alle debolezze degli uomini e delle donne di oggi. Il Tribunale Ecclesiastico è uno spazio in cui le situazioni più difficili vengono affrontate alla luce del Vangelo, sperimentando la misericordia, il perdono e la possibilità di un cammino di riconciliazione».
(Nella foto: don Giovanni Demeterca con gli uditori Oriana Catalucci e Antonio Arcadi).



