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Parcheggio del tribunale, non si spengono le polemiche

Parcheggio del tribunale, non si spengono le polemiche

CIVITAVECCHIA – Non si spengono le polemiche in vista, a partire da lunedì, dell’introduzione della sosta a pagamento al parcheggio del Tribunale. «L’istituzione del nuovo parcheggio di via Pecorelli abbia alcune criticità importanti – ha sottolineato l’avvocato Antonio Maria Carlevaro, da sempre attento a questo tipo di tematiche – in particolare, la realizzazione delle isole in cemento in prossimità degli stalli in area dove si renda necessario anche curvare per accedere al parcheggio, ma non solo, l’insufficiente larghezza delle vie di accesso ai vari stalli ed alle vie di uscita dall’area, rende molto difficoltosa la circolazione dei veicoli. Questi ostacoli fissi sono attualmente posizionati in modo tale da creare difficoltà di manovra al traffico ed alla alla sicurezza della viabilità interna al parcheggio. Inoltre, al momento – ha concluso – non vi sono posti auto gratuiti, che, invece, dovrebbero essere previsti in rapporto ai posti a pagamento, per un adeguato bilanciamento tra le due tipologie di sosta. Questo parcheggio è utilizzato soltanto da chi si reca lì esclusivamente per lavoro. L’Amministrazione comunale se ne rende conto? Evidentemente no». 

Un’analisi alla quale si aggiunge quella della giovane avvocatessa Laura Carlevaro, che punto sull’aspetto dell’accessibilità dei luoghi della giustizia. «Il Tribunale non è un luogo di svago. Non è un centro commerciale dove si sceglie di passare il pomeriggio – ha infatti ricordato – è un luogo di necessità. Vi entrano avvocati e magistrati per lavorare. Vi entrano cittadini per difendere i propri diritti o rispondere di accuse. Vi entrano testimoni, obbligati per legge a presentarsi. Mettere un "ticket" sul parcheggio di un Tribunale è illogico quanto metterlo all'ingresso di un Pronto Soccorso. Significa tassare la sfortuna, il bisogno, il dovere civico o i diritti.  La Giustizia deve essere accessibile a tutti, in ogni senso. Creare barriere economiche, anche logistiche – ha concluso - svilisce la funzione pubblica di questi luoghi. Lo Stato deve garantire l'accesso, non monetizzarlo».

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