ALLUMIERE - Quella che per secoli è stata una testimonianza silenziosa della storia estrattiva del territorio tra Allumiere e Tolfa oggi sembra essere stata letteralmente cancellata. La Cava Ballotta, situata in località Sbroccati, in un’area riconosciuta come ZPA (Zona di Protezione Ambientale), una delle prime cave attive già nel ’500, risulterebbe non più visibile. Alcuni residenti di Allumiere rilevano che: «L’ingresso della galleria è stato completamente riempito di terra e mimetizzato con un bancale, come se si fosse voluto far sparire ogni traccia della sua esistenza . Un’operazione che appare tutt’altro che casuale. L’area in questione risulta infatti visibilmente inserita in un circuito utilizzato per attività di mountain bike e motocross, con sentieri segnati da numerose bandierine rosse e con modifiche invasive al tracciato naturale del bosco. Interventi che, oltre a stravolgere l’assetto del terreno, sembrerebbero incompatibili con la destinazione di tutela ambientale propria di una zona sottoposta a vincoli di protezione». Il danno non è soltanto paesaggistico, ma anche dal punto di vista storico e culturale. Le antiche cave dell’area allumierasca e tolfetana costituiscono un patrimonio identitario di valore inestimabile, legato a secoli di lavoro, di economia mineraria e di trasformazione del territorio, quindi alterarne o occultarne le tracce equivale a riscrivere, in modo violento e irresponsabile, la memoria collettiva di questi luoghi. Ancora più preoccupante, secondo i residenti « è il silenzio che avvolge l’accaduto: al momento, infatti, non risulterebbero interventi di ripristino né denunce ufficiali da parte dell’Ente preposto alla tutela del territorio e dell’area protetta. Com’è possibile che in una ZPA vengano realizzate opere di questo tipo senza controlli, autorizzazioni o sanzioni? Chi ha permesso che un bene storico-ambientale venisse interrato e mascherato per favorire attività sportive non regolamentate?» Il bosco in località Sbroccati non è un semplice “spazio vuoto” da piegare a usi ricreativi improvvisati, ma un ecosistema fragile e un archivio naturale di storia, paesaggio e identità: ogni intervento invasivo produce ferite.Da più parti si leva l’appello affinché le autorità competenti facciano chiarezza sull’accaduto, individuino le responsabilità e procedano al ripristino dell’ingresso della cava e dei tratti di bosco deturpati. «Non si tratta di essere contrari allo sport o alla fruizione del territorio - concludono i residenti - ma di pretendere che ogni attività sia compatibile con la tutela ambientale e con il rispetto del patrimonio storico». (foto Marco Tassi)