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CIVITAVECCHIA – Un caso giudiziario complesso e delicato, sul quale la difesa chiede ora una rilettura attenta dei fatti alla luce di elementi che, secondo il legale, non sarebbero stati adeguatamente considerati nella fase iniziale delle indagini. Al centro della vicenda vi sono presunte ipotesi di reato riconducibili al cosiddetto codice rosso, aggravate dall’asserito uso di un’arma bianca che, tuttavia, non sarebbe mai stata sequestrata né ricercata dalla Polizia giudiziaria.
«Ci troviamo di fronte a contestazioni gravissime – spiega il penalista Mario Antinucci – fondate anche sull’ipotesi dell’utilizzo di un’arma bianca che non è mai stata rinvenuta, né tantomeno cercata nell’abitazione indicata come luogo del fatto». Nonostante ciò, l’indagato, persona incensurata, è stato raggiunto il 26 gennaio 2026 da un’ordinanza cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Civitavecchia, adottata – sottolinea la difesa – «in assenza di interrogatorio di garanzia e in un contesto di vera e propria gogna mediatico-giudiziaria».
Solo il 2 febbraio 2026 l’uomo è stato ascoltato dal giudice in sede di interrogatorio di garanzia, a seguito di una formale e urgente richiesta avanzata dalla difesa. «Abbiamo chiesto un immediato colloquio con il Procuratore della Repubblica – prosegue l’avvocato Antinucci – per rappresentare la gravità della divulgazione di fatti precisi e circostanziati relativi a un’indagine ancora in corso, una diffusione che ha inciso pesantemente sulla presunzione di innocenza del mio assistito».
Nel corso del lungo interrogatorio, l’indagato ha respinto con fermezza tutte le accuse, fornendo una ricostruzione alternativa degli eventi. Secondo quanto dichiarato, nella mattinata dei fatti, intorno alle ore 9, sarebbe stato lasciato a Roma con una grave frattura alla mano destra – lesione che, sempre secondo la sua versione, sarebbe stata provocata dalla presunta persona offesa – senza la propria autovettura, sottrattagli, e privo di documenti, denaro e carte di credito rimasti all’interno del veicolo. La presunta persona offesa, invece, si sarebbe presentata al pronto soccorso di Civitavecchia soltanto alle 13.30, accompagnata dal proprio legale.
«È un arco temporale di circa cinque ore che l’Autorità giudiziaria dovrà necessariamente valutare con attenzione – osserva Antinucci – perché in quel lasso di tempo possono essersi verificati fatti diversi e ulteriori rispetto a quelli denunciati».
Nel contesto delineato, la difesa sostiene che l’indagato sia stato a sua volta vittima di una violenta aggressione, clinicamente documentata, nonché di ulteriori atti di violenza da parte di soggetti terzi al momento non identificati. L’uomo ha inoltre confermato la volontà, già manifestata in Questura il giorno dei fatti, di sporgere querela per quanto subito, compresi gli effetti di un procedimento che ha condotto all’applicazione di una misura cautelare definita «fortemente afflittiva» e che sarà oggetto di impugnazione nelle sedi giudiziarie competenti.
«Non va trascurato – conclude il difensore – che il mio assistito ha espresso un fondato timore per la propria sicurezza e per quella dei suoi familiari, alla luce del clima che si è generato dopo la diffusione incontrollata delle notizie».
Pur nella fermezza delle proprie posizioni difensive, viene ribadita la piena fiducia nell’operato della Magistratura di Civitavecchia, chiamata ora a valutare con equilibrio e completezza tutti gli elementi della vicenda.
* Apprendiamo che il dottore, utilizzando i canali social, con frenesia e sarcasmo ha ringraziato gli organi di informazione, Civonline.it nello specifico, per aver ignorato la mail dell’avvocato con la sua dichiarazione. Confonde una rettifica con una ricostruzione di parte dei fatti accaduti, senza considerare che la lettera del legale è giunta in redazione in un orario non compatibile con una pubblicazione immediata, tra l’altro senza preventiva verifica dei contenuti. Tuttavia, al di là delle considerazioni del medico, abbiamo pubblicato quanto ricevuto, nel rispetto del diritto di replica. Qualora il dottore, dovesse ritenersi insoddisfatto e dal momento che ha deciso di metterci la faccia (noi il suo nome non lo abbiamo mai fatto) può sempre accettare di sottoporsi a un’intervista televisiva in diretta: siamo sicuri che non disdegnerà di rispondere a qualche domanda specifica, senza rifugiarsi dietro la riservatezza che le inchieste alcune volte richiedono. Possiamo garantirgli fin da ora che, a fine intervista, la lettera del suo legale verrà letta per intero, senza sintetizzazione alcuna e addirittura con ampia possibilità di ampliarne i contenuti. Ma qualcosa ci dice che questa intervista non ci sarà mai.



