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Si è svolta domenica a Viterbo la manifestazione in occasione del Giorno del Ricordo organizzata dal Comitato 10 febbraio. Da piazza del Teatro si è mosso il corteo composto da circa 250 persone che ha raggiunto piazza Martiri delle foibe istriane, dove è stato reso omaggio al cippo che ricorda Carlo Celestini, uno dei 15 viterbesi vittime della violenza comunista slava. Hanno preso parte alla cerimonia il presidente della Provincia Alessandro Romoli, la sindaca di Viterbo Chiara Frontini, la parlamentare europea Antonella Sberna, il deputato Mauro Rotelli e il consigliere regionale Daniele Sabatini. Presenti, come sempre, le rappresentanze e i labari delle associazioni combattentistiche e d’arma. Inoltre, è stata data lettura di un messaggio del Presidente Nazionale dell’Ansi, Gaetano Ruocco, iscritto al Comitato e che non ha potuto presenziare all’evento.
Il Referente provinciale e dirigente nazionale del C10F, Maurizio Federici, in occasione dell’80esimo anniversario ha ricordato la strage avvenuta a Vergarolla. «Il nostro pensiero - ha detto - va a questi Martiri, vittime di un attentato che provocò l’esodo del 90% della popolazione di Pola. Chiediamo che il ministro degli Esteri italiano e quello croato partecipino insieme alla cerimonia che si svolgerà in agosto a Pola e si possa finalmente fare luce su un attentato che è stato troppo in fretta dimenticato». «Ancora oggi c’è chi contesta il Giorno del Ricordo, istituito con la legge 92 del 2004 – dichiara Silvano Olmi, presidente nazionale del Comitato 10 Febbraio– a Genova la piazza dove si svolge abitualmente la cerimonia commemorativa è stata incredibilmente concessa a un’organizzazione che nella città della Lanterna detta legge. A Reggio Emilia un gruppetto è stato autorizzato a occupare una piazza attigua a quella dove si tiene il ricordo dei Martiri e degli Esuli e la cerimonia organizzata dal Comitato 10 Febbraio è stata disturbata da urla isteriche e musica ad alto volume. Cercano di zittirci - ha concluso Olmi – ma le donne e gli uomini del Comitato 10 Febbraio non si fanno intimidire e proseguiranno a esprimere le proprie idee, democraticamente e civilmente, come garantisce la Costituzione».



