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AV-8B 1/48 di Paolo Colaiacomo
Nel 1956, l'ingegnere francese Michel Wibault propose il concetto di "Girottero": un aereo dotato di un motore a turbina in grado di azionare quattro soffianti orientabili per dirigere la spinta verso il basso. Le aziende francesi non mostrarono interesse per questa idea, che invece attirò l'attenzione dell' azienda Inglese Bristol Engine Company.
Il leggendario progettista della Bristol, Stanley Hooker (uno dei padri del motore Merlin dello Spitfire), comprese che il sistema di Wibault era eccessivamente pesante. Insieme a Gordon Lewis, riprogettò il concetto: utilizzando il nucleo di un motore esistente, l'Orpheus, sostituì i compressori esterni con una ventola anteriore che scaricava aria attraverso due ugelli orientabili. Aggiunse ulteriori due ugelli posteriori per i gas di scarico caldi. Nacque così il concetto di flusso bipartito con quattro ugelli sincronizzati.
Incredibilmente, il governo britannico inizialmente non finanziò il Pegasus. Lo sviluppo fu possibile solo grazie al Mutual Weapons Development Programme (MWDP) degli Stati Uniti, che coprì il 75% dei costi di sviluppo iniziale, riconoscendo nel decollo verticale una soluzione per operare in caso di attacco nucleare alle basi aeree (all'epoca ipotesi tutt'altro che remota).
Il Pegasus non era solo un motore potente, ma un capolavoro di equilibrio: l'albero della ventola anteriore ruotava in senso opposto a quello del compressore ad alta pressione per annullare l'effetto giroscopico, che renderebbe l'aereo impossibile da controllare durante il volo stazionario. Gli ugelli potevano ruotare da 0° (volo orizzontale) a oltre 90° (per la frenata aerodinamica o il volo all'indietro). Inoltre, una parte dell'aria compressa veniva spillata dal motore e inviata a piccoli ugelli sulle estremità delle ali, sul muso e sulla coda per governare l'aereo quando non c'era sufficiente velocità per utilizzare i timoni classici, un sistema noto come Reaction Control System.
Con questo propulsore, nacque il prototipo Hawker P.1127, che effettuò il primo decollo verticale il 21 ottobre 1960.
Il progetto progredì ulteriormente nel Hawker Siddeley Kestrel, utilizzato per test operativi da una squadra internazionale composta da Regno Unito, USA e Germania Ovest. Al termine di queste prove, la RAF ordinò una versione da combattimento definitiva, che fu denominata Harrier (albanella reale) ed entrò in servizio nel 1969. Questo velivolo si distinse come l'unico progetto a decollo verticale di vero successo tra i numerosi tentativi effettuati durante quell'epoca.
L'Harrier fu concepito per operare da basi improvvisate,decentrate e con limitata assistenza, come parcheggi o radure forestali.
Successivamente, il progetto fu adattato per l'uso dalle portaerei.
L'aereo fu chiamato "Jump Jet" per la straordinaria capacità di effettuare decolli e atterraggi verticali (V/STOL - Vertical/Short Takeoff and Landing), che lo rendenevano capace di "saltare" o alzarsi direttamente in volo.
Tra aprile e giugno 1982 scoppiò la guerra tra Argentina e Regno Unito per il controllo delle isole Falkland, della Georgia del Sud e delle Isole Sandwich Australi. Durante questo conflitto, l'Harrier ebbe il suo battesimo del fuoco. La Royal Navy e la RAF impiegarono due versioni distinte di questo velivolo: il Sea Harrier FRS.1 (Royal Navy), che si rivelò il vero dominatore dell'aria. Inizialmente ne vennero schierati solo 20 (poi aumentati a 28), operanti dalle portaerei HMS Hermes e HMS Invincible.


AV-8B 1/72 durante l'operazione Desert Storm di Paolo Colaiacomo
Il loro compito principale era la Difesa Aerea (Combat Air Patrol) della flotta.
In seguito arrivarono gli Harrier GR.3 (RAF), che vennero utilizzati quasi esclusivamente per l'attacco al suolo e il supporto alle truppe di terra, operando spesso da piattaforme improvvisate o piste semidistrutte.
Il successo del Sea Harrier fu notevole, con statistiche che sorpresero gli analisti dell'epoca: 20 velivoli argentini abbattuti(tra cui Mirage III, Dagger e A-4 Skyhawk) in duelli aria-aria. Nonostante l'inferiorità numerica schiacciante di 1 a 4, nessun Sea Harrier fu abbattuto in dogfight e le 6 perdite totali furono causate da incidenti (4) o dalla contraerea da terra (2).
Una chiave del successo del Jump Jet fu il missile AIM-9L Sidewinder: l'uso di questa nuova versione del missile, fornita dagli USA, consentiva l'aggancio frontale dell'obiettivo, evitando di costringere il pilota a posizionarsi in coda al nemico.
Un altro asso nella manica dell'Harrier fu la tecnica del Vectoring in forward flying (utilizzo degli ugelli rotanti durante il volo orizzontale), che consentiva manovre di frenata brusca o virate strette, impossibili per i jet tradizionali. Gli Inglesi, inoltre, utilizzando la rampa inclinata sulle loro portaerei, permettevano ai Sea Harrier di decollare con un carico bellico e di carburante maggiore, ottimizzando le prestazioni. Il successo nella guerra della Falkland fu così netto che spinse molte marine mondiali, inclusa quella italiana, a dotarsi di aerei STOVL e di portaerei leggere dedicate.


Harrier Gr.3 1/48 durante la guerra delle Falkland di Francesco Pasculli
I piloti e soldati Argentini soprannominarono i Sea Harrier "Muerte Negra" (Morte Nera) per tre distinti motivi: innanzitutto, la colorazione. A differenza degli aerei argentini, spesso mimetici o chiari, i Sea Harrier della Royal Navy erano dipinti con una livrea grigio scuro/bluastro opaco (Extra Dark Sea Grey). Questo li rendeva difficili da individuare contro il mare scuro e il cielo plumbeo del Sud Atlantico, facendoli apparire quasi neri.
Secondo, l'efficacia letale: il Sea Harrier ottenne un record di 20 vittorie a zero nei duelli aerei. Gli argentini impararono a temere la comparsa di queste "ombre nere" che apparivano all'improvviso, viravano in modo impossibile grazie alla spinta vettoriale e lanciavano i letali missili Sidewinder. Infine, la sua silenziosità in avvicinamento: grazie alla capacità di volare a quote bassissime e alla particolare acustica del motore Pegasus, l'aereo veniva spesso udito solo quando era ormai troppo tardi per reagire. Il nome rifletteva dunque il rispetto e il timore che gli avversari nutrivano verso questo incredibile velivolo.
Dopo l'acquisizione della Hawker da parte della British Aerospace (BAe), una versione statunitense fu sviluppata dalla McDonnell Douglas (oggi Boeing) e venne chiamata AV-8B Harrier II.
Questa nuova versione è stata completamente ridisegnata, rimotorizzata e dotata di nuova avionica ed ala ingrandita, al fine di risolvere le limitazioni di raggio e carico della prima generazione (GR3), offrendo capacità di attacco, in particolare notturno e in condizioni meteorologiche avverse (nelle versioni NA e Plus), notevolmente superiori.


AV-8B 1/48 di Paolo Colaiacomo
Tra il 17 gennaio e il 23 febbraio 1991, si svolse la campagna aerea della guerra del Golfo, denominata "Operazione Desert Storm", per la liberazione del Kuwait. Durante questo conflitto, gli AV-8B Harrier II dei Marines statunitensi hanno ricoperto un ruolo unico, grazie alle loro capacità di decollo corto e atterraggio verticale (V/STOL), operando molto più vicino alla linea del fronte rispetto a qualsiasi altro caccia tattico. Gli Harrier furono i velivoli più avanzati della coalizione, schierati a soli 65 km dal confine con il Kuwait presso basi di spedizione come King Abdul Aziz.
Ma non solo: operarono sia da basi a terra che dalle navi d'assalto anfibio USS Nassau e USS Tarawa. Grazie alla loro vicinanza, i tempi di riarmo e rifornimento erano di soli 23 minuti, permettendo un supporto costante alle truppe di terra e venendo utilizzati principalmente per il supporto aereo ravvicinato (CAS) e l'interdizione del campo di battaglia. Nella Desert Storm, gli Harrier distrussero l'artiglieria irachena, le trincee e le unità corazzate durante l'avanzata verso il Kuwait. In totale, gli 86 Harrier impiegati lanciarono circa 2,7 milioni di kg di munizioni, incluse bombe a grappolo Rockeye e missili AGM-65 Maverick. Effettuarono 3.380 missioni per un totale di oltre 4.000 ore di volo, perdendo 5 aerei, abbattuti dalla contraerea e dai missili terra-aria portatili (MANPADS) iracheni.
Inoltre, l'Harrier, partecipò al conflitto nei Balcani (anni '90), alla guerra in Iraq (2003), in Afghanistan (2001-2014), all'intervento militare in Libia (2011) e alle operazioni nel Mar Rosso (2023).
In sintesi, il Jump Jet ha svolto un ruolo operativo cruciale per oltre tre decenni, utilizzato principalmente dal Regno Unito (RAF e Royal Navy) e dagli Stati Uniti (United States Marine Corps), oltre che da Spagna, Italia e Thailandia. La sua lunga carriera sta ora volgendo al termine, sostituito dal nuovo Lockheed Martin F-35; tuttavia, l'Harrier rimarrà sempre una pietra miliare dell'aviazione militare come primo V/STOL della storia. Un velivolo che ha dimostrato un'eccellente efficacia sia come caccia intercettore che per l'attacco al suolo, offrendo notevole flessibilità tattica e combinando la versatilità e l'agilità degli elicotteri con la velocità degli aerei a reazione.



