30 Luglio 1941: nel terso cielo francese, i bombardieri Douglas Boston sono scortati da un nutrito gruppo di Spitfire, sia i vecchi Mark V che i nuovi Mark IX. La missione consiste nel bombardare la base del gruppo aeronautico JG-26, uno dei migliori reparti tedeschi, composto da numerosi esperti e assi della Luftwaffe. I piloti inglesi si aspettavano di combattere contro i Bf 109G6; tuttavia, con grande sorpresa, furono ingaggiati da quattro caccia mai visti prima. In pochi minuti, questi velivoli distrussero tre Spitfire, dimostrando prestazioni eccezionali in termini di maneggevolezza, velocità e potenza di armamento. Coloro che tornarono a casa riferirono di quattro H-75 francesi pilotati da tedeschi, un'ipotesi totalmente errata, confutata dall'asso della RAF Jonnie Johnson, che affermò: “Nessuna macchina prebellica aveva prestazioni paragonabili a queste bestiacce”. E la "bestiaccia" era, infatti, un aereo completamente nuovo, sviluppato dall'ingegnere Kurt Tank e costruito dalle industrie Focke Wulf: l'FW-190. Questo era un formidabile caccia, dotato di ottima maneggevolezza, buon armamento e un motore BMW 801 in grado di erogare tra i 1600 e i 1800 cavalli nelle versioni di fine conflitto.

Molti dei comandi di volo erano azionati da motori elettrici, tanto che il velivolo era anche noto come "il caccia elettrico".

FW-190D9 1/48 di Paolo Colaiacomo
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La struttura alare, robustissima, era costituita da un unico pezzo, poiché entrambe le ali erano sorrette dal medesimo longherone centrale.

Inoltre, il caccia di Tank era equipaggiato con un vero antesignano dei moderni computer, il Kommandogeraet, che regolava automaticamente la miscela, la pressione di sovralimentazione, il passo dell’elica e l’anticipo d’accensione con il solo movimento della manetta. Con l'arrivo dei bombardieri e dei caccia americani, tuttavia, la situazione cambiò radicalmente. Questi ultimi, grazie ai turbocompressori, potevano volare a quote elevate senza perdere potenza; il BMW, invece, sopra i 5500 metri perdeva prestazioni e velocità. Per ovviare a queste limitazioni, si cercò di dotare il Würger (soprannome del 190) di un sistema per l'iniezione di protossido d'azoto nel motore BMW 801, chiamato GM-1. Questa soluzione incrementava la spinta del motore tra i 135 e i 225 cavalli; tuttavia, fu scartata a causa di problemi di autonomia del sistema e dell'incremento di peso dovuto alle bombole. A questo punto, Tank avviò lo studio per un nuovo velivolo, denominato Hochleistungsjäger, ossia caccia ad alte prestazioni. Si valutò l'ipotesi di un FW-190B, con motore BMW 801 e turbocompressore, ma fu subito scartata a causa di numerosi problemi. I tecnici della Focke Wulf si orientarono quindi verso il 190C, alimentato da un Daimler Benz DB603, con turbocompressore azionato dai gas di scarico. Questo caccia era in grado di erogare 1600 cavalli a oltre 10000 metri di quota, ma purtroppo l'inaffidabilità del suo sistema, dovuto alla difficoltà di reperire materiali nobili, portò al suo abbandono. Allora Tank virò verso un progetto totalmente differente: abbandonò l'idea del turbocompressore per caldeggiare l'utilizzo di un nuovo propulsore, destinato ai bombardieri d'alta quota Ju-88/188/388 ed He-111: il Junkers Jumo 213.

Questo propulsore utilizzava il suo predecessore, il Jumo-211, come punto di partenza; pertanto, le dimensioni, la disposizione a V dei 12 cilindri e la cilindrata di 35 litri rimasero invariate. Furono apportati sostanziali miglioramenti per aumentare i potenziali carichi termici, cinematici e meccanici sui componenti del motore, accrescere il regime massimo e sviluppare un compressore più potente. Tutti questi accorgimenti incrementarono la potenza del Jumo 213 del 25% rispetto al Jumo 211. A partire dal modello 213B, fu inoltre possibile utilizzare il carburante C3, con un numero di ottano pari a 100, consentendo, grazie alle sue superiori proprietà antidetonanti, l'incremento della pressione di alimentazione e, conseguentemente, un aumento della potenza al decollo, che raggiunse i 2.000 CV.

Per accogliere questo nuovo propulsore, la versione definitiva FW-190D9 fu riprogettata e, per compensare il muso più lungo dovuto al Jumo 213, fu aggiunta una porzione di fusoliera vicino alla deriva, aumentando la superficie dei piani di coda e la lunghezza del velivolo di 1,5 metri rispetto ai "classici 190" dotati di BMW 801.

FW-190D9 1/48 di Paolo Colaiacomo
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Il D-9, a causa del suo aspetto esteriore e della sigla, fu soprannominato "Langnasen Dora" (Dora dal naso lungo) ed iniziò ad equipaggiare le unità della Luftwaffe a partire dall'agosto del 1944. Inizialmente, i piloti tedeschi erano scettici nei confronti del nuovo caccia, ma una volta pilotato, ogni dubbio lasciava il posto all'entusiasmo di comandare un velivolo eccezionale.

Il FW-190D9 era potentemente armato con 2 mitragliatrici MG-131 da 13 mm sopra il cofano motore e 2 cannoni alari MG-151 da 20 mm, oltre alla possibilità di portare una bomba ventrale da 250 o 500 kg e rastrelliere alari per razzi non guidati. Era veloce, sia in salita che in volo orizzontale, con punte di 730 km/h e mostrava una notevole agilità a tutte le quote. Il caccia tedesco era dotato di un'avionica avanzata per l'epoca e di una visibilità eccellente, grazie a un tettuccio a bolla che garantiva una visibilità a 360 gradi. Il Dora 9 poteva competere con tutti i caccia che gli Alleati potevano schierare, inclusi i P-51D, Tempest e Spitfire Mk.XIV.

Della serie D, ci furono altre due varianti: la D11 e la D13. La prima era dotata del propulsore Jumo 213F, caratterizzato da un compressore a tre stadi e da un sistema MW 50 (metanolo e acqua), il quale iniettava acqua e metanolo in parti uguali nel motore, incrementando la potenza da 1776 CV a 2240 CV. Inoltre, l'armamento era stato modificato per l'attacco ai bombardieri: un cannone MK-108 da 30 mm e due cannoni MG-151 da 20 mm. L'altro modello della serie D fu il D13, contraddistinto da un nuovo propulsore Daimler Benz DB 603, più potente, e da un armamento potenziato composto da quattro cannoni da 20 mm e due da 13 mm, particolarmente efficace contro i caccia nemici. Tutti gli FW-190D venivano impiegati nella difesa del Reich, alla fine della guerra, con l'obiettivo di abbattere i bombardieri della Eighth Air Force e i relativi caccia di scorta; oppure per proteggere i preziosi caccia a reazione Me-262. Il noto gruppo degli assi di Galland, il JV44, utilizzava sia i D9 che i D11 per sorvegliare gli aeroporti in cui operavano i caccia a reazione, evitando che venissero abbattuti durante le delicate fasi di atterraggio o decollo, in cui i Me-262 risultavano vulnerabili agli attacchi aerei alleati.

Questi velivoli del JV44, dipinti con strisce rosse e bianche sotto la fusoliera e l'ogiva gialla, vennero soprannominati "Papagei Staffel" ossia squadriglia pappagallo, proprio perché i colori sgargianti ricordavano quelli del volatile.

L'ultimo sviluppo del 190 fu il Ta-152, nel quale si usò il suffisso Ta, per decisione del Reichsluftfahrtministerium (RLM) che, nel corso del 1944, stabilì di utilizzare le lettere iniziali del cognome del progettista per determinare le denominazioni dei nuovi aerei. Rispetto alle serie D, il Ta 152 differiva sostanzialmente per l'adozione di un'ala ad elevato allungamento e profili più sottili, adatti a raggiungere una tangenza operativa più elevata. L'armamento consisteva in due cannoni da 20 mm e uno da 30 mm, mentre il motore era un Jumo 213E-1 che spingeva il caccia a un'incredibile velocità di 755 km/h.

FW-190D9 1/48 di Paolo Colaiacomo
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In totale, furono costruiti poco più di 700 aerei tra FW-190 serie D e Ta-152, quasi tutti D9, in un momento della guerra in cui la Luftwaffe era ormai sovrastata dagli Alleati. Nonostante l'enorme disparità numerica, i caccia di Tank si fecero valere, abbattendo un numero elevato di caccia e bombardieri, incutendo, con il loro muso lungo e minaccioso, timore tra tutti i piloti che dovevano affrontarli.