CIVITAVECCHIA – La Braccianese Claudia sembra prigioniera di un cantiere senza fine, un’arteria strategica ridotta a corridoio di pazienza per automobilisti e pendolari. Da mesi i mezzi sono all’opera, ma i risultati, più che rassicuranti, appaiono sotto forma di asfalto martoriato, rallentamenti continui e una sensazione diffusa di abbandono lungo una strada che, del resto, non ha mai brillato per cure e attenzioni da parte delle autorità competenti.

Riparare una semplice buca nel tratto che da Civitavecchia sale verso la collina è sempre stato un percorso a ostacoli, tra competenze incrociate e interventi tampone. Oggi, però, la situazione si è aggravata in maniera evidente. L’autorizzazione concessa a una ditta per l’installazione di pannelli fotovoltaici sui terreni circostanti ha trasformato i disagi cronici in un’emergenza quotidiana.

Semafori attivi a tutte le ore scandiscono il passo di un traffico ormai perennemente rallentato. Le carreggiate, già provate dal tempo e dall’usura, mostrano buche pericolose e rattoppi eseguiti alla meno peggio, interventi che non solo non migliorano la percorribilità, ma aumentano il rischio per chi percorre la Braccianese Claudia ogni giorno per lavoro o necessità.

A pesare, però, non è soltanto l’aspetto viabilistico. C’è anche una questione paesaggistica che non passa inosservata. Il verde, un tempo elemento dominante lungo il tracciato, ha lasciato spazio al cemento e a una distesa di pannelli fotovoltaici che riflettono al sole come un pugno nell’occhio. Un colpo d’occhio che stona in una città dove, quando si è trattato di imporre vincoli stringenti a commercianti e privati pronti a investire, il rispetto dell’ambiente e della paesaggistica è sempre stato sventolato come principio irrinunciabile.

Il risultato è una strada ostaggio di lavori infiniti, con disagi che si sommano giorno dopo giorno e una percezione crescente di disparità di trattamento. La Braccianese Claudia resta così sospesa tra cantieri, semafori e promesse implicite di miglioramento, mentre automobilisti e residenti continuano a pagare il prezzo più alto di scelte e interventi che, almeno per ora, sembrano aver prodotto più problemi che soluzioni.