Dopo mesi, anzi ormai anni, in cui i rapporti tra i due maggiori enti cittadini, il Comune e l’Autorità di Sistema Portuale, erano stati improntati al reciproco rispetto ed alla (normale) leale collaborazione che sempre dovrebbe sussistere tra soggetti pubblici, in pochi giorni si è tornati indietro di vent’anni.

E francamente non è chiaro neppure il perché si sia arrivati a questo punto, che non giova a nessuno. A rileggere quanto accaduto nell’ultima settimana, sembrerebbe che la frizione sia scivolata al sindaco Ernesto Tedesco, che ha abbandonato la sua allergia nel prendere posizioni nette e “comprarsi cagnare”, come si dice a Civitavecchia, per partire in quarta contro Molo Vespucci piuttosto che con argomenti capziosi contro Unindustria, come se il prolungamento dell’utilizzo del carbone si decidesse a Civitavecchia, dove lo stesso Tedesco per 4 ani non ha fatto nulla per proporre una alternativa.

Senza a quanto pare confrontarsi con nessuno, neppure in giunta, il primo cittadino ha scritto un paio di missive al vetriolo al presidente dell’Adsp Pino Musolino, che a dire il vero in questi primi 3 anni da “dirimpettaio” istituzionale ha finora sempre dato anche più di una mano al Sindaco e all’amministrazione. Come del resto era finora accaduto anche con la vicenda di Fiumaretta, in cui la situazione è chiarissima: l’Autorità di Sistema Portuale ha sottoscritto l’accordo con il Mit ed il Comune a condizione, scritta a caratteri cubitali, di acquistare un’area non da bonificare. Dieci mesi dopo la firma dell’accordo, né il Comune, né il fondo immobiliare hanno prodotto neppure una attestazione, non solo che non fosse necessaria alcuna bonifica (argomento facile da “vendere” a parole, ma più arduo da sostenere a fronte solo del fatto che Fiumaretta risulti nella lista dei siti inquinati della Regione Lazio con un procedimento tuttora in corso), ma nemmeno uno straccio di documentazione che consentisse di avere una quantificazione degli oneri da sostenere. Nonostante tutto, il Comune pretendeva che a fine ottobre si firmasse il preliminare di vendita dell’area tra l’Adsp e un privato, ossia la Sgr che gestisce il fondo immobiliare. Il perché di tanta fretta può essere intuibile da parte del Comune, per poter procedere poi all’acquisto di Italcementi, come illustrato dal delegato al Pnrr Roberto D’Ottavio, che è un ottimista di natura e pensa sempre che tutto (almeno quello che sta più a cuore a lui) si risolva facilmente.

Al di là della vicenda non secondaria della bonifica, qualcuno dovrebbe però chiarire a D’Ottavio (e a questo punto anche a Tedesco) che il Mit non ha ancora neppure i 35 milioni a disposizione. Una delle poche certezze è che il Mef, per autorizzare l’operazione, voglia il piano degli investimenti dell’Adsp, per verificare che vi sia stato inserito l’acquisto di Fiumaretta. Peccato però che il sindaco Tedesco, dopo aver chiesto al proprio delegato in comitato di gestione Emiliano Scotti di votare contro il bilancio di previsione dell’Adsp, in assenza della firma al predetto preliminare, di fronte al rifiuto dello stesso Scotti abbia chiesto, ed ottenuto, il rinvio della discussione proprio del piano degli investimenti necessario almeno a far autorizzare dal Mef l’operazione Fiumaretta-Italcementi.

Qualcosa a questo punto proprio non torna: o Tedesco ha completamente perso la bussola, oppure chi lo consiglia in questo periodo di “solitudine politica”, sta cercando di farlo sbagliare in tutti i modi, senza che lui se ne renda conto. O peggio, facendogli prendere posizioni indifendibili, a sua insaputa. La via di uscita per evitare altri danni, sarebbe forse solo quella di fermare le bocce, sedersi attorno a un tavolo e capire il da farsi, senza equivoci né “fraintendimenti”.

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