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TOLFA - Dalla denuncia della consigliera di opposizione Sharon Carminelli, che accusa l’amministrazione di «aver negato l’uso dell’aula consiliare per un incontro sul referendum», alla risposta netta della sindaca Stefania Bentivoglio, che parla di «strumentalizzazione politica» e rivendica il «rispetto delle regole sull’uso degli spazi istituzionali». Un botta e risposta che accende il dibattito sul ruolo dei luoghi istituzionali e sui confini tra informazione e propaganda politica.
Scoppia il caso politico a Tolfa sull’utilizzo dell’aula consiliare per un incontro pubblico legato al referendum. A sollevare la questione è la consigliera comunale di opposizione Sharon Carminelli, del gruppo Tolfa Cambia e segretaria del Partito Democratico locale, che ha denunciato pubblicamente il diniego all’uso dell’aula per un’iniziativa promossa dal Comitato Avvocati per il No. Secondo Carminelli, la decisione dell’amministrazione rappresenterebbe «un atto grave, in grado di limitare la partecipazione democratica e l’accesso dei cittadini all’informazione su un appuntamento referendario». Nel suo intervento, la consigliera parla di «una scelta politica e non tecnica, accusando la sindaca di aver deciso direttamente sull’utilizzo di un bene pubblico e di aver proposto come alternativa il Polo culturale, ritenuto meno accessibile per una parte della cittadinanza».
Una presa di posizione dura, che ha portato la consigliera ad annunciare anche un gesto di protesta simbolica durante il prossimo consiglio comunale, nel caso in cui la decisione non venga rivista. Al centro delle critiche, l’idea che «l’aula consiliare debba essere considerata il luogo simbolo del confronto democratico e, come tale, sempre accessibile per iniziative legate alla partecipazione civica».
A stretto giro è arrivata la risposta della sindaca di Tolfa, Stefania Bentivoglio, che respinge con fermezza le accuse e rivendica il rispetto delle regole che disciplinano l’utilizzo degli spazi istituzionali, sottolineando la differenza tra iniziative di carattere politico e momenti di natura istituzionale, culturale o di promozione sociale.
La sindaca ha voluto chiarire la posizione dell’amministrazione con una replica netta, che riportiamo integralmente. «Come al solito la consigliera Carminelli mistifica le realtà e dietro il falso scudo della democrazia vuole violare e far violare per le proprie opportunità politiche quelli che sono principi attuati dalle amministrazioni comunali nella gestione di spazi e dei luoghi istituzionali. Da sempre le iniziative politiche non vengono svolte all'interno della aula consiliare che viene utilizzata oltre che per la sua naturale finalità solo per attività legate alla accoglienza degli altri livelli istituzionali o iniziative che abbiano lo scopo di promozione sociale e culturale del paese. Pertanto a una richiesta di una iniziativa politica per i referendum del 22 e 23 marzo prossimo ho dato l'indicazione e la disponibilità della sala riunioni del Polo Culturale come sempre accade per questa specie di manifestazioni. Non penso che si possa definire incontro ‘informativo’ una iniziativa promossa da un partito nazionale e dal Comitato Avvocati per il NO da ricondurre invece legittimamente a una propaganda politica in vista dei referendum. L'onestà intellettuale avrebbe dovuto evitare di fare questo tipo di richiesta. Cosa ben diversa aver accolto 50 giovani e un Onorevole del territorio per un saluto istituzionale nell'aula consiliare».
La sindaca, dunque, ribadisce che non vi sarebbe stata alcuna volontà di limitare il diritto all’informazione o alla partecipazione, ma solo l’applicazione di una prassi amministrativa che distingue tra l’uso dell’aula consiliare per fini istituzionali e l’organizzazione di iniziative politiche, per le quali vengono messi a disposizione altri spazi comunali.
Un chiarimento che, nelle intenzioni dell’amministrazione, punta a ricondurre la vicenda all’interno di un perimetro regolamentare e non ideologico.
Il confronto resta aperto e si inserisce in un clima politico già acceso in vista del referendum. Da un lato l’opposizione denuncia il rischio di una compressione degli spazi di confronto democratico; dall’altro la maggioranza rivendica la necessità di mantenere una distinzione netta tra istituzioni e propaganda politica.
Una dialettica che, al di là dello specifico episodio, riporta al centro il tema del ruolo dei luoghi istituzionali come spazi di rappresentanza e, al tempo stesso, della loro tutela da utilizzi che l’amministrazione considera non coerenti con la funzione dell’aula consiliare.
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