Finisce con la condanna del Comune di Tolfa da parte del Giudice del Lavoro del Tribunale di Civitavecchia il caso delle presunte irregolarità sull’acquisto delle mascherine per la farmacia comunale durante la pandemia da Covid 19. 

La vicenda nacque in seguito alla lettera di un cittadino tolfetano che gettava fango sull’allora responsabile amministrativo della farmacia comunale, Andrea Mori, coinvolto proprio in quel periodo anche nel caso del “concorsone” del comune di Allumiere. Dopo la lettera, e a seguito della relazione dei revisori dei conti del Comune, la dirigente esterna dell’Ufficio Procedimenti Disciplinari dell’ente locale collinare comminò a Mori la più pesante delle sanzioni, prima del licenziamento: la sospensione per 6 mesi senza stipendio.

Il teste principale, la direttrice della farmacia, non solo ha del tutto scagionato Mori rispetto alle accuse contenute nella lettera, ma ha anche reso inattendibili le dichiarazioni rilasciate davanti al giudice dall’ex sindaco di Tolfa Luigi Landi, che in sostanza aveva detto di essersi occupato solo del primo ordine di mascherine, mentre invece la farmacista ha dichiarato di aver sempre conitnuato a far riferimento al primo cittadino anche per tutti i successivi ordinativi e che Mori si era limitato a proseguire la precedente prassi dei procedimenti amministrativi per gli ordini più importanti dei farmaci senza ingerire in alcun modo e anzi chiedendo alla farmacia quali fossero i fabbisogni da soddisfare.

La stessa dirigente dell’Upd non ha saputo fornire alcun elemento utile a superare l’estrema “genericità” degli addebiti disciplinari contestati a Mori. 

Al termine del giudizio, dunque, la sospensione è stata dichiarata illegittima dal giudice Irene Abrusci, che ha condannato il Comune di Tolfa a corrispondere al funzionario gli stipendi non erogati, oltre agli interessi e al pagamento delle spese processuali quantificate in 5.324 euro oltre Iva e altri oneri.

Nelle prossime settimane è attesa anche la decisione del Giudice del Lavoro sul secondo ricorso proposto da Mori nei confronti del Comune per averlo sospeso “a tempo indeterminato” in attesa della definizione del procedimento penale sul concorsone di Allumiere. Nei primi 7 mesi di sospnesione, infatti, il Comune non corrispose a Mori neppure il dovuto “assegno alimentare”, che in ogni caso – secondo il funzionario ricorrente, difeso dallo studio dell’avvocato Massimo Pistilli di Viterbo – non avrebbe dovuto essere il 50% dello stipendio come avviene ad esempio per i dirigenti sospesi, ma il minimo tabellare decurtato da ogni elemento ad personam derivante da funzioni fiduciarie svolte dal dipendente. Mori ha contestato inoltre la sospensione a tempo indeterminato, che dura ancora oggi, ben 7 anni dopo l'inizio della vicenda legata al concorso.

In effetti, in Italia non sembrano esserci molti altri casi in cui un dipendente della pubblica amministrazione non sia stato fatto rientrare in servizio, a distanza di così tanto tempo, in attesa della definizione del giudizio penale, peraltro in un ente diverso da quello in cui sono avvenuti i fatti (Mori è dipendente del Comune di Tolfa e non svolge più alcun ruolo ad Allumiere) e mentre il processo, costato alla collettività già oltre 360.000 euro solo per le indagini di pg, si avvia lentamente alla scadenza dei termini di prescrizione, dopo che i principali testimoni non hanno confermato in dibattimento la sostanza delle dichiarazioni precedenti, su cui erano basate gran parte delle accuse che avevano determinato il rinvio a giudizio per 6 persone, di cui Andrea Mori è l’unico ancora oggi ad essere sospeso dal lavoro, dopo 6 anni, senza che – al di là del processo penale ancora in corso – sia mai neppure stata messa in discussione in alcun modo la irregolarità del concorso, mai impugnato da nessuno, i cui candidati idonei sono stati via via tutti assunti in vari enti della pubblica amministrazione, né sia stato stabilito alcun danno per l’erario, essendo terminato il procedimento presso la Corte dei Conti con il proscioglimento e l’archiviazione da ogni accusa di presunto danno erariale.

A questo punto non è invece da escludere che a finire sotto la lente della Cortei dei Conti possa essere l’amministrazione comunale di Tolfa, che per circa un anno, anche su sollecitazione dei propri legali, aveva negoziato un accordo transattivo con Mori, che avrebbe rinunciato a diverse decine di migliaia di euro e a qualsiasi ulteriore pretesa risarcitatoria, senza che però si sia mai giunti a sottoscrivere la transazione da parte del Comune e a riammettere al lavoro il malcapitato Mori, finito stritolato in uno scontro politico (quello consumatosi dietro la vicenda del concorsone di Allumiere) molto più grande di lui, che alla fine è stato l’unico a pagare un prezzo altissimo (ad oggi 6 anni senza poter lavorare, pur senza aver subito alcuna condanna, e anzi finora di fronte solo ad archiviazioni e sentenze favorevoli, ndr) per questioni di cui, come sta emergendo,  non aveva evidentemente alcuna colpa, né responsabilità.