CIVITAVECCHIA – «Accolgo con favore la decisione di rinviare in commissione la mozione presentata da me e da Luca Grossi. Il confronto nel merito e la ricerca di un testo condiviso rappresentano sempre un valore per il Consiglio comunale». È quanto sottolinea il consigliere comunale Paolo Poletti, a margine dell’ultimo consiglio comunale, ribadendo come la mozione presentata insieme al collega Grossi non vuole di certo avere un’impostazione repressiva né ideologica. 

«La mozione distingue con precisione tra ordine pubblico - competenza dello Stato - e sicurezza urbana, che riguarda la vivibilità cittadina. Richiama il Decreto Minniti – ha spiegato - prevede il coinvolgimento della Prefettura e delle Forze dell’Ordine, esclude nuove assunzioni comunali e affida eventuali interventi al Terzo Settore. Non vi è alcuna sovrapposizione istituzionale né alcuna impostazione repressiva. Il punto centrale riguarda infatti formazione, scuole, famiglie e giovani. La violenza tra gruppi di giovanissimi non nasce da un’ideologia. È spesso l’espressione di un disagio identitario. Quando l’adolescente non trova ascolto e prospettiva, il bisogno di riconoscimento può trasformarsi in gesto eclatante. La violenza diventa un tentativo di affermazione e visibilità, amplificato dalle dinamiche di gruppo».

In questo quadro, e Poletti lo ribadisce chiaramente, i social network non sono strumenti neutri. «Il processo in corso a Los Angeles ha aperto una riflessione sulla progettazione degli algoritmi, accusati di massimizzare il coinvolgimento anche a scapito della salute mentale dei minori. Già nel 2012 – ha ricordato – Facebook dimostrò che modificando il feed poteva influenzare lo stato emotivo degli utenti (ignari dell’esperimento). Il cosiddetto “capitalismo della sorveglianza” si fonda sulla previsione e sull’orientamento dei comportamenti. In questo senso, un’altra mozione a firma Galizia-Grossi, in attesa di discussione in aula, solleva un tema giusto e attuale: la tutela dei minori nell’accesso e nell’uso delle piattaforme digitali. È corretto ricordare che il Comune non può sostituirsi al legislatore statale o all’Unione Europea nella regolazione delle piattaforme, né può regolamentare direttamente le Big Tech. Tuttavia, può e deve agire sul piano che gli compete: prevenzione, formazione, alfabetizzazione digitale e gestione territoriale delle criticità. Per questo condivido la necessità di interventi di lungo periodo - educazione digitale, famiglie consapevoli, scuole culturalmente attrezzate - ma ritengo altrettanto importante affiancare misure immediate, non meramente repressive ma organizzative e di mediazione, capaci di tutelare la sicurezza urbana, l’incolumità dei giovani e la serenità degli operatori economici. Sicurezza e formazione – ha quindi concluso Poletti – non sono alternative. Sono livelli complementari dell’azione pubblica. Affrontare il problema con equilibrio, competenza e responsabilità è un dovere istituzionale verso la città e verso i suoi giovani».