Roma, 4 feb. (Adnkronos) - "La geopolitica è tornata. Una frase ricorrente negli ultimi anni. In effetti, è innegabile che la dimensione territoriale e la proiezione di potenza siano tornate al centro della politica internazionale. I conflitti in corso, a partire da quelli in Ucraina e Medio Oriente, ripropongono dinamiche politiche e militari che, un po' frettolosamente, pensavamo di aver archiviato con il Novecento. Riaffiorano scenari inquietanti che credevamo ormai desueti. Sicurezze che ritenevamo acquisite svaniscono repentinamente". Lo scrive Giampiero Massolo, ex segretario generale della Farnesina e senior advisor dell'Ispi, nell'intervento per la 35esima edizione del Libro dei Fatti dell'Adnkronos, in libreria dal 4 dicembre con una cronologia ampliata al 31 ottobre 2025. "Sullo sfondo - spiega Massolo - cè lincertezza sistemica prodotta dal tramonto dellordine liberale post-Guerra Fredda, dalla crisi del multilateralismo e dallo svilimento del diritto internazionale. Nella percepita assenza di regole condivise prosperano tattiche e strategie sempre più aggressive. Limprevedibilità è la cifra del nostro tempo e la spregiudicatezza ne emerge come latteggiamento più premiante. Cambiamento climatico, energia, nuove tecnologie, migrazioni rappresentano sfide globali per lumanità, ma anche formidabili strumenti di pressione, armi per accrescere il proprio potenziale di ricatto nei confronti dellavversario. E la 'weaponizzazione' delle risorse e delle interdipendenze originate o consolidate dalla globalizzazione". "Inevitabilmente, leconomia stessa, da spazio neutro aperto a una competizione basata sulle regole del mercato, si è progressivamente trasformata in terreno di aperto conflitto, area di caccia dove vince il più forte, che non necessariamente coincide con il migliore - prosegue l'ambasciatore - Per gli Stati come per le aziende. Dazi, sanzioni, restrizioni normative, limitazioni alle catene del valore sono ormai allordine del giorno. Come forse mai prima, leconomia internazionale ci appare un gioco a somma zero, dove cooperare vuol dire cedere ad altri possibili posizioni di vantaggio. Un gioco che, crescentemente, riflette il panorama dei conflitti geopolitici in atto tra le potenze". "Il rischio geopolitico oggi è quindi un dato ineliminabile dellequazione di ogni modello di governance pubblica o privata, ne costituisce una variabile endogena. Imparare a comprenderlo, saperlo leggere tempestivamente, riuscire ove possibile a prevenirlo può fare la differenza per assicurare la protezione di un comparto produttivo, garantire lapprovvigionamento di materiali strategici o portare al successo un piano di investimento. Ignorarlo, non è più possibile. Ciò postula tuttavia un necessario, urgente cambio di mentalità, di organizzazione e di risorse. Tre piani strettamente connessi tra loro - afferma Massolo - La mentalità, prima di tutto. Innalzare la consapevolezza sul rischio geopolitico implica una sempre maggiore integrazione nei processi decisionali e di gestione pubblici e privati di appositi strumenti analitici e previsionali. Richiede una nuova cultura, formazione continua, osmosi di conoscenze e know-how tra settore pubblico e settore privato. In poche parole, richiede sinergie e la capacità di 'fare sistema'". "Sul piano organizzativo - dice - la sfida principale è quella di velocizzare il passaggio dalla fase analitica a quella operativa, dalla riflessione allazione finalizzata alla salvaguardia degli interessi nazionali o aziendali da minacce per loro natura mutevoli e multiformi. Si tratta, in sostanza, di dotare i centri decisionali di nuove professionalità, in grado di comprendere il rischio geopolitico e di far scattare tempestivamente le necessarie misure di protezione per limitarne gli effetti. Si tratta di affinare di continuo gli strumenti, lavorare costantemente sulla loro efficacia e credibilità". "Le risorse, infine. Pensare di compiere un salto di qualità 'a costo zero' nel contrasto al rischio geopolitico è velleitario e controproducente. Occorrono, al contrario, investimenti mirati, risorse umane e finanziarie adeguate. Occorre incorporare il rischio geopolitico nei meccanismi decisionali. Sviluppare autonome capacità di previsione e non affidarsi solo a strumenti di reazione. Linvestimento nella prevenzione e nella gestione del rischio geopolitico diventa così fattore di potenziamento della competitività del Sistema Paese, ambito indispensabile di sempre più strette collaborazioni pubblico-privato", spiega Massolo. "LItalia, grande potenza dellexport e con unalta propensione allinternazionalizzazione del proprio sistema produttivo, non manca di iniziative significative in questo campo, che puntano a tutelare le nostre aziende coinvolgendo anche il mondo delluniversità e della ricerca. In questo spirito, presso lUniversità Luiss Guido Carli di Roma è stato recentemente costituito lOsservatorio sul Rischio Geopolitico, che si è dotato di un innovativo 'Indice di rischio' che consente una lettura sia qualitativa che quantitativa degli eventi internazionali e delle loro ripercussioni geopolitiche, economiche e finanziarie. LOsservatorio intende porsi a servizio delle Istituzioni e delle aziende per fornire loro un supporto in grado di favorire decisioni consapevoli e informate, sempre più decisive in un mondo dominato dallincertezza - conclude Massolo - E un tema di estrema urgenza. Perché se non ci occupiamo del rischio geopolitico, sarà lui ad occuparsi di noi. E perché, se la geopolitica è tornata, linteresse nazionale non si è mai mosso da qui".