(Adnkronos) - Leconomia circolare non è solo gestire i rifiuti per farli far diventare una risorsa, cosa pure importante. È un modo di pensare e di operare, una cultura che riguarda lintero ciclo di vita dei prodotti. È qualche cosa di rivoluzionario. A dirlo è Livio De Santoli, prorettore per la Sostenibilità allUniversità Sapienza di Roma, che allAdnkronos sottolinea la necessità di fare un cambio di mentalità, da parte sia delle persone che dei decisori. Per De Santoli, occorre infatti passare da un approccio consumistico e lineare (rifiuti come scarti) a una visione circolare (rifiuti come risorse) che integri ambiente, società ed economia, superando il greenwashing e assumendosi la responsabilità personale e collettiva per la crisi climatica. E occorre farlo applicando questo nuova tipologia di vita, a tutto. Intanto, lungo lo Stivale si stanno avendo dei buoni risultati nel campo della gestione dei rifiuti vedo che ormai le percentuali nelle città stiano veramente arrivando a dei valori elevati, evidenzia il prorettore. Leconomia circolare è in effetti un settore dove lItalia è sempre stata allavanguardia e dove avrà sicuramente un grande ruolo, sottolinea il prorettore. Per dare qualche cifra, secondo i dati Conai lItalia nel 2024 ha riciclato il 76,7% di imballaggi immessi sul mercato, pari a 10,7 milioni di tonnellate. Nel dettaglio, sono state riciclate oltre 435.500 tonnellate di acciaio, 62.400 tonnellate di alluminio, 4.605 milioni di tonnellate di carta e cartone, 2.314 milioni di tonnellate di legno, 1.131 milioni di tonnellate di plastica convenzionale e 47.500 tonnellate di bioplastica compostabile per un totale di 1.179 milioni di tonnellate e quasi 2.103 milioni di tonnellate di vetro. Da segnalare il risultato del settore della plastica, che ha superato nel 2024 lobiettivo del 50% di riciclo fissato dallUnione Europea per il 2025. Sommando i dati relativi al recupero energetico a quelli relativi al riciclo, la quantità totale di imballaggi a fine vita recuperati supera i 12 milioni di tonnellate : l86,4% degli imballaggi immessi sul mercato. Questi risultati non arrivano per caso. LItalia ha già una tradizione industriale e artigianale che favorisce lefficienza, e questo può diventare un vantaggio competitivo, osserva De Santoli. Il Paese è stato pioniere anche sul fronte dellefficienza energetica: già dagli anni Settanta esistevano politiche avanzate, e oggi, sottolinea il prorettore, registriamo una delle intensità energetiche più basse dEuropa, dimostrando che è possibile crescere consumando meno energia. E a proposito di Europa: nellultimo anno, in nome della competitività, Bruxelles ha avviato unopera di semplificazione che, partendo da una necessità su cui tutti concordano recuperare terreno rispetto ai competitor, in primis Stati Uniti e Cina rischia secondo alcuni di distruggere lo sforzo verso un mondo più verde, oltre al ruolo di leader globale della transizione energetica ed ecologica che lUnione si è costruita negli ultimi anni. De Santoli è tra chi la pensa così: Mi auguro che si trovi un equilibrio, perché non si può cancellare un lavoro di cinque anni. Siamo vicini al traguardo 2030 e dobbiamo continuare fino al 2050. Alcuni Paesi sono sulla buona strada, lItalia un po meno, ma non ha alternative: seguire la transizione energetica e digitale è lunico modo per garantire sviluppo industriale, riduzione dei costi e nuova occupazione.