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Stipendi, la Tuscia la peggiore provincia del Lazio. Lo evidenzia l’ultimo dossier stilato da Uil Lazio ed Eures, aggiornato a febbraio 2026, che ha aggiornato il livello di retribuzioni medie nelle 5 aree regionali.
In provincia di Viterbo la retribuzione media lorda è risultata di 18.356 euro che è il valore più basso del Lazio: nella capitale il livello medio è oltre i 26 mila euro, seguita dalla provincia di Frosinone con 21 mila euro.
Inoltre, in provincia di Viterbo, solo un contratto su cinque è a tempo indeterminato.
Davanti alla Tuscia ci sono anche le province di Latina e Rieti che sono sopra i 19 mila euro medi di retribuzione lorda.
La Tuscia ha valori preoccupanti su vari fronti, a cominciare dal divario di retribuzioni tra uomini e donne. I primi, nel 2025, hanno riscontrato una retribuzione media di 21.853 euro, mentre le donne di 14.459 euro.
È un dato molto grave perché il gap è di un terzo e certifica una forte precarietà del lavoro in rosa che è controtendenza con i dati positivi della capitale che, complessivamente, rilanciano il Lazio a livello nazionale.
Le donne, nella Tuscia, lavorano principalmente con contratti a termine e part time per la difficoltà di reperire un lavoro stabile e con retribuzioni considerate accettabili. I dati negativi sui livelli salariali hanno inciso sul potere d’acquisto medio che, nel periodo 2019-2024, è calato del 3,7%.
Tra i fenomeni più evidenti e preoccupanti del lavoro nella Tuscia c’è la fragilità, quindi, del sistema occupazionale femminile che, nel 2025, ha visto crescere del 31,4% i contratti a tempo determinato a fronte dell’8,2% per quelli a tempo indeterminato.
In generale, a livello regionale, i dossier elaborati da Uil Lazio in collaborazione con Eures evidenziano un mercato del lavoro nel Lazio caratterizzato da un forte contrasto: se da un lato l'occupazione raggiunge numeri record, dall'altro cresce la precarietà e peggiora la qualità dei contratti.
Il dossier mette in rilievo che l’occupazione nel Lazio è da record nei numeri ma rimane altamente precaria: il Lazio ha raggiunto il tasso di occupazione più alto di sempre (64% nel 2024), ma circa l'80% dei nuovi contratti attivati è di tipo atipico o precario.
Un’altra caratteristica evidenziata dal dossier è il livello basso di tante retribuzioni media annuali con l’aumento dei cosiddetti lavoratori poveri sotto i 10 mila euro.
Per i giovani sotto i 35 anni, la media salariale scende addirittura sotto gli 8.000 euro. Il divario salariale tra uomini e donne è un’altra evidenza del report di Uil ed Eures: peggio della Tuscia, in questo senso, fa solo la provincia di Frosinone con una differenza di retribuzione media di oltre 8 mila euro. Sul fronte della sicurezza sul lavoro resta alta l'allerta per gli infortuni: nei primi mesi del 2025 sono state presentate oltre 13.000 denunce all'Inail nel solo territorio laziale, con una forte concentrazione nell'area di Roma.
Un ultimo punto fortemente messo in evidenza nel dossier “Il lavoro nel Lazio” è stata la progressiva crescita di settori lavorativi in cui si registra carenza di personale qualificato.



