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CERVETERI - Le piogge hanno reso impraticabili le strade periferiche etrusche. Nelle campagne, infatti, si sono formate voragini, molto pericolose per gli automobilisti, molti dei quali continuano a denunciare di aver spaccato cerchi e pneumatici. Una situazione di emergenza creata dal maltempo che ha messo a nudo tutte le criticità delle arterie, come non era mai accaduto in precedenza. L’opposizione torna a farsi sentire. «Ci sono strade molto transitate per le quali, una volta cessate le piogge, si dovrà intervenire per evitare che ci siano danni a persone e auto - sostiene il consigliere comunale Gianluca Maria Paolacci - . Servono delle manutenzioni importanti, non limitarci a rattoppi per dare un contentino ai cittadini. Capisco che la rete viaria è molto lunga, ma non possiamo dimenticarci di quelle persone che vivono lontano dal centro e godono degli stessi diretti degli altri. Pagano le tasse, hanno il sacrosanto diritto di transitare in strade che non siano pericolose». Proteste vibranti anche da parte degli abitanti dei Cerenova e Campo di Mare dove intere zone si sono trasformate in una groviera. Assai critico il consiglio cittadino delle due frazioni rappresentato da Alessio Catoni che ha preteso interventi di manutenzione duraturi. A proposito di maltempo. Le bombe d’acqua ora sono una minaccia per i cerveterani che temono l’ingrossamento dei fiumi Zambra e Sassetara. Ci sono stati allagamenti gravi nelle scorse settimane dove ne hanno fatto le spese diverse attività commerciali in prossimità della statale Aurelia. Su alcuni torrenti il Consorzio di bonifica ha già mandato le ruspe per procedere con le rispettive bonifiche e scongiurare pericoli. Dopo lo smottamento al Sasso si sono verificati anche dei crolli di alberi e pali elettrici. Sul posto sono intervenuti i volontari della protezione civile e i carabinieri, che hanno gestito la circolazione per consentire le operazioni in sicurezza.
Dall’entroterra alla costa. Soffrono però le spiagge libere inghiottite dalla forza distruttiva delle onde e ricoperte sempre da rifiuti, canne e tronchi che in alcuni tratti hanno persino sostituito la sabbia. L’allarme è suonato nell’area della Palude di Torre Flavia con il sito protetto messo a dura prova.
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