CIVITAVECCHIA – Era il 6 febbraio del 1956, quando Rosa e Patrizio si sposavano nel Santuario della Beata Maria Vergine del Santo Rosario a Pompei. Nasceva così, settant’anni fa, la mia famiglia.
Nei loro racconti, Mamma e Papà ricordavano quell’inverno eccezionale del 1956 quando tutta la Penisola fu imbiancata per giorni e giorni da nevicate ininterrotte. Il loro viaggio di nozze li portò a Nizza, in treno attraversarono mezza Italia e la videro sommersa sotto un abbondante strato di neve.
Due giorni prima del loro matrimonio, il 4 febbraio, il termometro a Napoli segnava -4. I napoletani non si persero d’animo e iniziarono a sciare nelle vie e piazze. La neve cadde fino al 20 febbraio. Il 2 febbraio iniziò a nevicare. Il Messaggero del 3 febbraio titolava “Neve su tutta l’Italia e temperature nordiche”. Erano dieci anni che non nevicava a Roma. Il giorno dopo il titolo fu “L’ondata di freddo continua a tenere l’Italia sotto zero”. Dello stesso tenore quello del 5 febbraio “Freddo e tempeste di neve paralizzano il Centro-Meridione”. E così via. Anche Civitavecchia fu colpita dall’eccezionale ondata di maltempo: in ogni famiglia si conserva una foto di quei giorni con i bambini e gli adulti che giocano a palle di neve, scatti sulle terrazze che immortalano paesaggi “alpini”, le vie e le piazze cittadine imbiancate e irriconoscibili con le poche automobili che si muovevano con insicurezza e difficoltà.
Il maltempo durò giorni. Dalla Sardegna i postali avevano difficoltà ad arrivare a Civitavecchia, ne rimase vittima lo stesso presidente del Consiglio, Antonio Segni, che poté ripartire dall’isola solo il 13 febbraio. Una nave panamense di 600 tonnellate, la “Indipendence” il 14 febbraio si trovò in avaria davanti al nostro litorale. Dal porto di Napoli, dove era stata ricevuta la richiesta di soccorso partirono due navi militari mentre da Civitavecchia presero il mare due rimorchiatori. Riuscirono a salvare l’equipaggio che fu trasportato nel nostro porto mentre la nave fu abbandonata alla deriva. La nostra zona riportò seri danni alle coltivazioni agricole. Se ne fece portatore alla Camera dei Deputati, l’onorevole Paolo Bonomi, democristiano ed eterno presidente della Coldiretti, che il 28 febbraio chiese all’allora presidente del Consiglio Segni, ai ministri dell’Interno e dell’Agricoltura quali provvedimenti intendessero adottare per venire incontro alle aziende agricole del nostro territorio dove “a causa delle recenti gelate, hanno subito notevoli danni alle colture ortive e floricole, danni che per ora possono valutarsi in oltre 300 milioni di lire”.
La storica ondata di gelo si impresse nella memoria collettiva del Paese e divenne “la nevicata del secolo”. Ispirò “La nevicata del ‘56”, la bella canzone che fu portata al successo da Mia Martini nel 1990. Ne erano autori Franco Califano, Luigi Lopez, Carla Vistarini e Fabio Cantini. Una strofa fa: “E zitta, e zitta poi/ la nevicata del ‘56/ Roma era tutta candida/ tutta pulita e lucida”. Anche Civitavecchia dovette apparire così ai suoi abitanti in quel gelido febbraio del 1956.
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