CIVITAVECCHIA – È nato ufficialmente lunedì sera, nella sala del Villaggio del suono presso il Villaggio del Fanciullo, il comitato “Fermiamo il biodigestore”. La prima riunione, molto affollata, ha visto la partecipazione di singoli cittadini, esponenti di forze politiche, sindacali ed associazioni.

«L’impatto di un impianto che andrebbe a trattare 120.000 tonnellate di rifiuti organici, dalla quale la proponente si prefigge di ricavare 26.000 tonnellate annue di compost, 8.300.000 tonnellate annue di biogas e di produrre e catturare 5.500.000 tonnellate annue di CO2 per produrre e stoccare 10.790 tonnellate annue di anidride carbonica liquida – spiegano - avrebbe un pesantissimo impatto sul territorio e sarebbe la definitiva pietra tombale sul futuro di Civitavecchia e delle sue nuove generazioni».

Il comitato richiede impegni chiari e precisi ai suoi aderenti, senza tentennamenti: o si è contro, e allora si aderisce al Comitato, oppure si sta dall’altra parte, non esistono vie di mezzo.

«Impegno chiaro che verrà chiesto anche alle istituzioni e a chi le rappresenta – hanno aggiunto – non ci sono sconti sulla Tari o riduzione della taglia, non si monetizza la salute dei cittadini. Non si possono accettare 120.000 tonnellate di rifiuti organici, che tradotti significano 70 camion al giorno (circa 23.000 l’anno), con tutto quello che significa, quando Civitavecchia produce non più di 10.000 tonnellate annue di rifiuti organici. Quello di Ambyenta Lazio è un progetto privato teso solo a realizzare lauti profitti. Incurante del territorio sul quale va ad impattare e che, peraltro, essendo basato su processi quasi totalmente meccanizzati, produce scarsissima occupazione. Un’ennesima servitù che condannerà definitivamente Civitavecchia».

La contrarietà del Comitato, peraltro, si basa anche sulla proposta alternativa, calibrata sulla chiusura del ciclo dei rifiuti del territorio, costituita da un impianto di compostaggio aerobico, pubblico e di piccole dimensioni, oramai in fase di approvazione da parte dell’attuale Amministrazione.

«Un Comitato aperto a tutti che si propone di informare sulle ragioni del no al biodigestore, sul perché questi impianti sono tanto impattanti quanto antieconomici per le comunità ospitanti e su quali sono le possibili alternative – hanno sottolineato – Civitavecchia non può perdere questa battaglia, ne va della sua sopravvivenza».

Il Comitato si è lasciato con l’impegno di rivedersi a breve all’aula Pucci ed allargare la propria partecipazione a quanti vorranno spendere il proprio impegno a difesa della propria terra.