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Alla fine il Comune di Civitavecchia aderirà al Consorzio Industriale del Lazio. E lo farà senza conferire aree, ma con un vantaggio concreto per le imprese locali: la possibilità di accedere a contributi a fondo perduto fino a 300mila euro per azienda. Una decisione che arriva dopo settimane di tensioni politiche e dopo la clamorosa bocciatura, in Consiglio comunale, della mozione presentata da Fratelli d’Italia.
A cambiare le carte in tavola è stato l’intervento decisivo della vicepresidente della Regione Lazio, che ha contribuito a ribaltare la posizione della maggioranza del sindaco Piendibene. Di fronte a dati, opportunità e scenari concreti di sviluppo, hanno ceduto anche le resistenze più ideologiche, in particolare quelle di M5S e Avs. Così, rispetto alle chiusure identitarie, ha prevalso la Realpolitik di buon senso: quella che Fratelli d’Italia aveva indicato sin dall’inizio e che, alla fine, è riuscita a orientare la linea della coalizione di governo cittadina.
Il passaggio politico non è stato indolore. Anzi, ha messo in luce, ancora una volta, le profonde differenze interne a una maggioranza nata per vincere un ballottaggio più che per condividere una visione organica di sviluppo. Proprio Avs, dopo la bocciatura della mozione di FdI, aveva rincarato la dose plaudendo alla linea del sindaco e rivendicando che “la pianificazione industriale non è una pratica amministrativa ma una scelta politica che deve restare in capo alla comunità attraverso i suoi rappresentanti democraticamente eletti”.
Parole nette, che però suonano contraddittorie se si pensa alla delega sostanziale affidata all’advisor del fondo immobiliare, chiamato a guidare scelte strategiche decisive per il futuro urbanistico ed economico della città. E soprattutto parole che non hanno retto alla prova dei fatti: in commissione Avs si è astenuta, mentre in Consiglio i rosso-verdi hanno finito per piegarsi all’aut aut del sindaco — “chi non vota è fuori dalla maggioranza” — votando una delibera che, nella sostanza, ricalca proprio la mozione inizialmente bocciata a Fratelli d’Italia.
Questo episodio rivela molto del metodo politico di Piendibene. All’esterno appare prudente, a tratti incerto, e paga spesso i pasticci dei suoi assessori con un consenso in lento ma costante logoramento. All’interno, invece, agisce con pugno di ferro in guanto di velluto, reprimendo ogni forma di dissenso. Prima ha neutralizzato l’opposizione interna al Pd, archiviando la stagione dell’ex segretario Enrico Luciani e mettendo a tacere l’ex sindaco Pietro Tidei, ormai politicamente marginale nel partito cittadino. Ora è il turno di Avs, costretta a un progressivo appiattimento sulla linea giallorossa.
Resta però una variabile destinata a pesare nel tempo: il rapporto con il “sindaco aggiunto” Enzo D’Antò, forte del sostegno di cinque consiglieri e quindi difficilmente ridimensionabile. Un equilibrio delicato, che impedisce a Piendibene di regolare conti politici interni con la stessa facilità dimostrata altrove.
In assenza di variabili esogene — come un eventuale approdo di D’Antò in Consiglio regionale — l’asse Pd-M5S appare destinato a reggere fino a fine mandato. Meno certo, invece, il destino delle altre componenti della coalizione. Avs, in particolare, rischia di pagare con il proprio elettorato un’eccessiva subordinazione alla preponderanza giallorossa.
L’adesione al Consorzio Industriale, dunque, è una buona notizia per le imprese e per lo sviluppo del territorio. Ma politicamente segna anche una novità: a Civitavecchia, quando si tratta di scelte strategiche, l’ideologia può rallentare, a beneficio della Realpolitik.
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