(Adnkronos) - Il professor Alessandro Barbero, storico e accademico che stimo e ammiro, oggi ci ha riferito che voterà No al prossimo referendum. Non condivido la sua scelta, ma ovviamente la rispetto e ciò non scalfirà in alcun modo la stima che nutro nei suoi confronti. Voglio però rivolgermi direttamente a lui, con queste poche righe, per motivare il perché la posizione che ha espresso non mi trova daccordo. Devo pregarla, caro professore, di ben leggere (Lei che lo fa di mestiere) anche cosa propone la riforma della magistratura che ci accingiamo a votare perché delle due luna: o non lha letta oppure si è fidato di quel che ha letto su qualche cartellone pubblicitario affisso lungo i binari della Stazione Centrale di Milano". Lo scrive Antonio Di Pietro, tra i promotori del Comitato Sì Separa della Fondazione Einaudi, in una lettera rivolta al professor Alessandro Barbero, che oggi, in un video pubblicato sui canali social del Comitato per il No dellAnm, ha spiegato perché al referendum di marzo voterà contro la riforma della giustizia. "Lei dice -prosegue l'ex pm- di voler votare No alla riforma sottoposta a referendum perché, se approvata, il cittadino non è sicuro se si trova davanti magistrati che prendono ordini dal Governo e che possono essere puniti dal Governo. Mi scusi, ma da dove ha ricavato simili certezze considerando che nel testo della riforma cè scritto lesatto contrario? Nel testo cè scritto (legga per favore larticolo 104 della Costituzione) che i magistrati, sia quelli inquirenti che quelli giudicanti, restano un ordine autonomo e indipendente, come lo sono adesso. Resta immutata la loro inamovibilità (legga larticolo 107 Costituzione), la loro diretta autorità nei confronti della Polizia giudiziaria (legga larticolo 109 Costituzione) e il fatto che entrambi rimangano allinterno della giurisdizione in quanto sono soggetti solo alla legge (legga larticolo 101 Cost.). Resta, inoltre, immutata lobbligatorietà dellazione penale (legga larticolo. 112 Cost.)". "Certo, la riforma si propone di ben dividere, appunto con la separazione delle carriere, il ruolo del magistrato che accusa (il Pubblico ministero) da quello che decide (il giudice), ciò perché sempre la nostra Costituzione prevede che il giusto processo si realizza realmente solo quando le parti (accusa e difesa) si presentano alla pari davanti a un giudice terzo (in alcun modo collegato a loro). Cè scritto proprio questo nella Costituzione. Professor Barbero, legga per favore larticolo 111 e poi, se vuole, parliamone. Con rinnovata stima, da un suo accanito ascoltatore.