Roma, 29 dic. (Adnkronos) - “Giusta e motivata la scelta del sindaco di Nardò Pippi Mellone di intitolare una scuola della sua città ad uno studente di 18 anni, un martire per la libertà che iniziò il suo martirio, pensate un po', per un tema di italiano, un compito in classe dove espresse liberamente delle opinioni. Un martirio provocato da un insegnante comunista che espose il tema in bacheca e Sergio al pubblico ludibrio, facendone un bersaglio per delle bestie assetate di sangue travestite da studenti di medicina. Uno studente ammazzato nel 1975 dalla sua stessa scuola. Colpevole di essere di destra. 50 anni dopo un sindaco vorrebbe intitolargli una scuola, a perenne ricordo del suo sacrificio, ma il sindacato comunista dice no. La Cgil dovrebbe solo tacere ed inginocchiarsi dinanzi alla memoria di un ragazzino che ebbe il coraggio delle proprie idee di libertà e le rivendicò, causando la sua condanna a morte da parte dei comunisti dell'epoca, che lo aspettarono sotto casa al termine delle lezioni e lo aggredirono in branco a colpi di chiavi inglesi". Lo afferma il deputato della Lega Rossano Sasso. "I comunisti di oggi, quelli del sindacato, dovrebbero superare i propri ostacoli ideologici -aggiunge- e plaudire all'intitolazione della scuola a Sergio. La scuola è libertà, è coscienza critica, è coraggio delle idee, tutti valori altamente rappresentati da Sergio. Ramelli era colpevole di essere un ragazzo di destra, ma sarebbe potuto essere tranquillamente di sinistra: in quegli anni le vittime furono tantissime da ambo le parti e quella stagione è stata fortunatamente chiusa per sempre. Intitolare una scuola a Sergio è un gesto di pacificazione nazionale, 50 anni dopo la sua morte, ma evidentemente questo proprio non va giù alla Cgil. E questo gesto la qualifica ulteriormente”.
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