«Voglio dare a questo territorio tutto il senso della mia vita».

È racchiuso tutto in questa frase il legame del vescovo Orazio Francesco Piazza con le comunità della Diocesi viterbese. Un legame esplicitato a chiare note durante “Un caffè con il vescovo”, l’incontro di inizio anno con la stampa.

Un’occasione per tracciare un bilancio sulle attività diocesane, sul Giubileo e sulle problematiche sociali del territorio. Con la nota positiva della sinergia che si sta innestando tra la comunità ecclesiale e le istituzioni civili. A iniziare dall’anno giubilare, ormai concluso, che ha visto «il coinvolgimento di tantissime realtà del territorio e le molte iniziative civili e religiose che si sono incrociate». Cita in particolare l’esperimento della “Tenda del Giubileo” da lui voluta a San Faustino come momento di inclusione. “Un’esperienza - dichiara - che vorrei ripetere, in maniera itinerante con altre ‘tende’, durante il periodo della Quaresima».

Da porre in evidenza per il vescovo anche l’accoglienza dei pellegrini della Via Francigena: «Sarebbe auspicabile uno sviluppo dell’attività per farla diventare un’azione strutturata».

Per monsignor Piazza il Giubileo «ha generato la condivisione delle possibilità, l'inizio di un percorso da continuare senza lasciarsi spaventare dalle difficoltà» con spirito maturato per «trasformare una chiesa di servizi in chiesa di esperienze condivise».

Condivisione per dare risposte alle «urgenze diventate notevoli» della provincia.

E la Diocesi «si sta muovendo in sinergia con i sindaci, la Asl, l’Università e le realtà locali per dare vita a un osservatorio sui bisogni del territorio: salute, impoverimento economico, denatalità, invecchiamento».

In particolare sulle nuove povertà «è fondamentale la collaborazione tra sindaci ed ecclesiastici. Abbiamo un hospice con solo 22 posti a Viterbo. Se non si realizzano altre strutture nei territori non si riesce a rispondere a bisogni sempre crescenti. Povertà non significa degrado ma può degradare in miseria».

E tra le criticità annotate come fattore di impoverimento anche il fenomeno del gioco d’azzardo.

«Il fatturato di questo “settore” a Viterbo è altissimo. Ci sono persone che si rivolgono alla Caritas non per ricevere cibo ma per chiedere soldi che probabilmente non sarebbero utilizzati per beni essenziali».

Focus poi sui giovani. «Un tema delicatissimo. Vorrei fare incontri in tutti gli istituti superiori per entrare nelle dinamiche giovanili ma, data la vasta estensione del territorio della Diocesi, vanno programmati. Finora ho incontrato solo gli studenti di due licei: uno a Viterbo e l’altro a Bagnoregio».

Infine un passaggio sul “sogno del vescovo”, evocato anche in altre occasioni: «Celebrare San Lorenzo, patrono della Diocesi a cui è dedicata la cattedrale. La cappella a lui dedicata è chiusa, per questioni afferenti alla soprintendenza persistono difficoltà nel poter intervenire per restituirla alla comunità, e la sua figura sta sbiadendo dalla memoria collettiva».

Per questo monsignor Orazio Francesco Piazza vuole cercare di avviare un dialogo con la soprintendenza, perché «una cattedrale è prima di tutto un luogo di fede poi un monumento».

Stesso sentiment espresso sulla qualità della vita che vede Viterbo - «una città così bella» - nelle posizioni basse della graduatoria nazionale.

«Occorre la collaborazione di tutti per fare di più - conclude - Altrimenti il centro rischia di diventare un museo».