VETRALLA - Lei è un po’ la Willy Wonka della Tuscia. E qui è come aver trovato il biglietto d’oro per entrare nella sua fabbrica di cioccolata. Perché Mary Frau, a Vetralla, fa tutto quello che fa il personaggio reso celebre da Gene Wilder prima, Johnny Depp e Timothée Chalamet poi: nel suo laboratorio artigianale produce ogni tipo di cioccolata, inventa nuove combinazioni, poi crea l’atmosfera giusta per farla gustare, rendendo la visita un’esperienza unica. E come Wonka, la sua passione «è nata da piccola – dice – mangiandola». L’unica differenza è che qui, per entrare, il biglietto d’oro non serve. Basta trovare il numero 13 di via Aurelia bis. Poi le porte di Cioccolato Frau – impresa associata alla Cna – si spalancheranno. E ancora come succede nel film, prima di comparire dalla “fabbrica” sul retro, lascerà gli avventori sbirciare le sue creazioni. «Faccio questo mestiere da 13 anni – spiega Mary Frau – ho lavorato Orvieto, in Marocco, Sardegna, Emilia Romagna e nel Lazio». La sua cioccolateria è aperta a Vetralla da 6 anni. Se provate a chiedere perché fa questo lavoro, la risposta è la più semplice. «Mi piace mangiarla, da bambina era la mia cosa preferita, mi dava un’emozione in più. Ho deciso che sarebbe diventata una professione quando mi sono posta la domanda: cosa mi piacerebbe fare? Volevo entrare in questo mondo perché il cioccolato ha un suo spirito, quindi mi sono detta: okay, ci provo». Le delizie dell’impresa di casa Cna nascono così. «Si parte dalle basi di cioccolato, che prendo da Varlhona, un’azienda francese tra le più importanti al mondo, nata oltre 100 anni fa. Hanno portato le loro coltivazioni e il cioccolato di eccellenza. Partendo dalla base e trasformo tutto nel mio laboratorio». Giusto un paio di passi e arriva già confezionato dove tutti possono vederlo. «Ma non avrai un’accoglienza immediata: prima devi guardare e scegliere, restare un po’ in questo mondo, rapportarti con il mio locale. Solo dopo esco e mi presento». Uno dei punti di forza è la varietà. «Scelgo e produco in base a ciò che sento». Se si torna dopo un anno dunque si trovano cose diverse? «Anche se si torna dopo tre giorni. Infatti i clienti entrano e chiedono subito: cosa hai fatto di nuovo? Non voglio fare sempre le stesse cose, rischia di diventare un lavoro meccanico». Per capirlo basta buttare un occhio sui suoi profili Facebook e Instagram, che rispondono al nome dell’impresa, whatsapp 333.9104751. Particolare: Mary, 44 anni, ha una figlia, Ginevra. Anche insieme a lei riesce a inventare qualcosa che va oltre gli schemi. «Siamo golose. Stavamo vedendo un film a casa, mangiando patatine. Lei mi guarda e dice: pensa se le mettiamo nel cioccolato. Il giorno dopo ho fatto le patatine glassate». E come è andata? «Non ci sono più. Sparite, devo rifarle perché già me le stanno richiedono». Altri esempi di come nascono le sue creazioni? «Parlando con le persone. Dicono: mi piacerebbe mangiare qualcosa fatta così. E io provo a farla. Creiamo insieme al cliente. Sono prodotti di fantasia e personalizzati». Chi pensa che esistano solo cioccolato al latte, fondente o bianco però sbaglia. «C’è un quarto tipo: il biondo». Ovvero? «Arriva da Varlhona, è tendente al cioccolato al latte con una nota di caramello. Ma è solo un sentore. Se ti piace crea dipendenza, lo dico sempre ai miei clienti». Il cioccolato ha un suo spirito, si diceva. «Nel mio logo c’è anche un cavallino a dondolo: quando lo mangi ridiventi bambino, non pensi più a niente. Riemergono i ricordi. È l’unica cosa in grado di dare questo effetto: ecco lo spirito, deve essere un’esperienza». Il processo di produzione è molto lento, «il cioccolato ha i suoi tempi, serve una certa temperatura, ci sono i fattori umidità e cristallizzazione».

Prospettive? «Farci conoscere di più, far entrare le persone in questo mondo. Se stai 10 minuti nel mio locale sei coccolato. È come se ti discostassi un po’ dalla realtà». Qui vengono un po’ tutti: bambini, fidanzati, coppie più avanti con gli anni. Perché in fondo, come dice Willy Wonka, parlando di cioccolato, «ciò che conta sono le persone con cui lo condividi».

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