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CIVITA CASTELLANA - Una raccolta firme per difendere l’identità il Carnevale di Civita Castellana, al via domenica 8 febbraio con la prima delle tre sfilate. Promossa da cittadini e realtà legate alla manifestazione, è indirizzata al prefetto di Viterbo Sergio Pomponio. Al centro della petizione le più stringenti misure di sicurezza che, secondo i promotori, rischiano di snaturare la tradizione popolare più sentita della cittadina. Nel documento si esprime forte preoccupazione per provvedimenti ritenuti sproporzionati e offensivi per la storia e l'identità di Civita Castellana. L’iniziativa che ha già avuto un primo sostegno, da parte di Valerio Biondi, consigliere comunale Movimento 5 stelle. «Le tristi notizie che in questi giorni circolano circa l’imposizione di nuove e ulteriori misure di sicurezza da parte della prefettura – scrivono nella lettera già diffusa via social e avallate dall’amministrazione comunale, destano forte preoccupazione nella cittadinanza Falisca. Preoccupa molto che la prefettura abbia ritenuto obbligatorio adottare ulteriori nuove misure, come ad l’uso di vernici ignifughe per decorare carri o la pesatura degli stessi, soltanto da quest’anno, il che fa pensare che negli scorsi anni la stessa prefettura avrebbe consentito di far sfilare migliaia di persone a loro rischio e pericolo». A destare preoccupazione, alcune scelte in ordine alla sicurezza: «Così come preoccupano – continuano i firmatari – le paventate blindature di strade e l’imposizione del coprifuoco per i negozi e i pubblici esercizi, insinuando la paura di chissà quali temibili scontri o violenze o violazioni di norme contro l’abuso di sostanze alcoliche o stupefacenti, che l’apertura dei negozi in qualche modo favorirebbe, il che è un’ennesima offesa per chi ci lavora e ci campa. Tali misure appaiono segnate, poi, da ingratitudine verso le forze dell’ordine cittadine, evidentemente ritenute incapaci di fare prevenzione, poiché sembra passarsi direttamente al piano della militarizzazione, della repressione e della punizione collettiva, provocando danni economici e di immagine alla città». Il quadro che ne esce, secondo questi cittadini, è sconfortante: «Rappresentare quella che è forse la più sentita e coinvolgente tradizione popolare come un’occasione di scorribande per vandali, spacciatori, violenti, suscita sentimenti di sdegno in migliaia di persone che vogliono vivere qualche giorno di gioia, spensieratezza e allegria e, a tal fine, per mesi sacrificano il loro tempo libero a pensare bozzetti di vestiti e carri allegorici. L’intera cittadinanza sente profonda l’offesa per la superficialità con cui viene degradato a problema di ordine pubblico l’evento folcloristico per il quale Civita è conosciuta ed apprezzata dappertutto e che rappresenta il momento di più grande e diffusa partecipazione popolare da parte delle persone di tutte le età. La laboriosa Civita è la sua tradizione ceramica, Civita è le sue produzioni agroalimentari di eccellenza, Civita è oltre la metà del Pil della provincia di Viterbo, è il duomo dei Cosmati ed è il Forte Sangallo, ma Civita è anche il suo Carnevale che va rispettato. Chi non capisce ciò, finisce inconsapevolmente per offendere la storia di Civita e la sua cittadinanza e non si dimostra all’altezza del delicato incarico istituzionale affidatogli, che non è di seminare paura ed insicurezza evocando polizia, chiusure, blocchi, divieti, ma di cercare e trovare forme di collaborazione con quanti fanno vivere il Carnevale e la città stessa nei giorni delle sfilate, senza volerlo addomesticare a forza».
Dopo la lunga premessa, l’invito: «Per quanto sopra, invitiamo sommessamente, rispettosamente e cortesemente la signoria vostra innanzitutto, a mascherarsi e sfilare a Civita Castellana per conoscere il Carnevale Civitonico e, comunque, qualora proprio non si senta capace di relazionarsi con la cultura e la tradizione del Carnevale Civitonico e di entrare in sintonia con la sua cittadinanza, a chiedere il trasferimento in altra prefettura».
«Ci uniamo convintamente alla raccolta firme lanciata in queste ore per tutelare la dignità della nostra storica tradizione ma anche della nostra comunità - commenta Biondi -. Non possiamo accettare di essere trattati indistintamente e preventivamente come dei delinquenti; non possiamo accettare l’idea che non ci sia la possibilità di gestire la più importante e tradizionale festività cittadina con modalità degne di un Paese civile. Chiediamo a tutti di unirsi alla firma del documento inserendo nei commenti il proprio nome, cognome e comune di residenza. Organizzeremo a breve punti fisici di raccolta delle adesioni. Vogliamo ringraziare in primo luogo Francesco Romito e gli altri promotori per la chiarezza della posizione da assumere», conclude Biondi.
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