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CIVITAVECCHIA – «Sono 2675 gli infortuni sul lavoro denunciati nella sola città di Civitavecchia tra l’inizio del 2020 e la fine del 2024: quattro quelli che hanno causato la morte di una persona».
A renderlo noto è la Cgil di Civitavecchia Roma Nord Viterbo sulla base dei dati Inail.
«Nel dettaglio – prosegue la nota – i casi sono stati 535 nel 2020, 455 nel 2021, 678 nel 2022, 484 nel 2023 e 505 nel 2024. Dati che testimoniano nessun reale miglioramento della situazione sul versante della tutela della salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro in una città con importanti siti produttivi e logistici. Seppur elevate queste cifre sono parziali perché non sempre le lavoratrici e i lavoratori sono messi nelle condizioni di poter denunciare gli infortuni, restando esclusi anche da eventuali indennizzi». L’impegno del sindacato è chiaro: «nel 2026 continueremo a mobilitarci affinché – hanno concluso – ci sia un cambio di passo, a cominciare dalle filiere degli appalti e dalle forme di lavoro più precarie in cui si verificano con maggior incidenza gli infortuni sul lavoro più gravi e che spesso rischiano di passare inosservati».
IL COMMENTO – Sul punto è intervenuta anche Rifondazione Comunista-Civitavecchia popolare, «Le statistiche degli infortuni sul lavoro nella città di Civitavecchia relativi ai cinque anni, dal 2020 al 2024, resi noti dalla Cgil su dati Inail, ci rimandano l’immagine di una guerra combattuta ogni giorno sul fronte del lavoro. Una guerra fatta di dolori e sofferenze che non trova né pace né attenuazione: i numeri delle vittime si mantengono costanti negli anni e ci danno la misura di una strage senza fine che dovrebbe far scattare l’allarme sociale ma che invece passa sotto silenzio, senza l’adozione di misure efficaci per affrontare questa tragica emergenza quotidiana». I due gruppi parlano delle vittime come di «lavoratori e lavoratrici che svolgono le mansioni più pesanti e pericolose, impiegati nei subappalti “a cascata” senza controlli e responsabilità, soggetti al ricatto occupazionale per cui i diritti e le tutele di sicurezza sono ignorate perché devi lavorare comunque per portare a casa un salario per quanto misero. Infortuni e morti sul lavoro non sono fatalità – ricordano - sono prevedibili ed evitabili se ci fosse più prevenzione, più controlli ed ispettori del lavoro, meno tolleranza per la negazione dei diritti e l’illegalità, per un sistema che si arricchisce sullo sfruttamento e la precarietà dei lavoratori. Questa strage infinita va fermata. Ognuno si assuma la responsabilità che gli compete di agire con urgenza: istituzioni, imprenditori, rappresentanze dei lavoratori. In questi giorni si annuncia una nuova fase di riconversione industriale del territorio dopo il phase out del carbone. La centrale Enel di Tvn attualmente è in riserva fredda e se non vengono effettuate le necessarie manutenzioni si mette a rischio la sicurezza delle maestranze che ancora vi operano».
Prc e Civitavecchia popolare concludono sottolineando come, «dopo la nomina governativa di un commissario straordinario si prevedono investimenti milionari, interventi di governo, regione e Adsp con il coro unanime di consensi dell’imprenditorialità locale. Bene, vorremmo conoscere, all’interno di questo contesto di prossimo “sviluppo sostenibile” prospettato – hanno evidenziato - quali sono gli impegni concreti che fermino la strage degli infortuni sul lavoro e assicurino occupazione stabile e sicura».



