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CIVITAVECCHIA – Appuntamento domani pomeriggio alle 17 all’aula Pucci con l’assemblea pubblica organizzata dal Comitato “Fermiamo il Biodigestore” che lancia un appello a tutta la cittadinanza per esprimere una netta contrarietà al progetto previsto sul territorio. «Un impianto – ricordano – che desta forti preoccupazioni sotto il profilo ambientale, sanitario e della tutela della qualità della vita. Si tratta di una scelta che rischia di compromettere l’equilibrio del territorio e la salute dei cittadini, imposto nonostante la contrarietà della comunità locale. L’incontro sarà un momento di confronto aperto, utile a condividere informazioni, esprimere le proprie preoccupazioni e stabilire insieme le forme di mobilitazione necessarie per difendere il territorio. La partecipazione di ognuno è fondamentale: solo attraverso un coinvolgimento attivo e consapevole sarà possibile far sentire con forza la voce della comunità. Il territorio va difeso. La salute non è negoziabile».
Il Partito democratico ha confermato la propria presenza all’appuntamento di domani. «Questo impianto non ci piace, non lo vogliamo e non lo condividiamo – spiegano dal circolo cittadino – il Pd cittadino non ha cambiato posizione: già nel 2022 il nostro circolo contestò pubblicamente le scelte regionali sul biodigestore. Solo venti mesi fa i cittadini di Civitavecchia hanno scelto, con il voto, un programma fondato sulla transizione energetica, sulla riconversione industriale, sulla tutela della salute e sul superamento delle grandi servitù ambientali. Quel mandato non può essere oggi svuotato da decisioni sovracomunali. Il biodigestore è parte di una questione più ampia: il diritto della città a decidere il proprio futuro. Biodigestore, phase out energetico, progetto di eolico offshore ancora fermo nelle procedure autorizzative nonostante un percorso tecnico già definito e porto di Fiumicino non sono temi separati: dicono tutti la stessa cosa, cioè se Civitavecchia può governare il proprio futuro o deve continuare a subirlo. Saremo al fianco della città per far arrivare un messaggio chiaro: Civitavecchia è stanca di scelte calate dall’alto che contraddicono le aspettative dei cittadini. Parteciperemo all’incontro non solo per ribadire il nostro no al biodigestore, ma con lo sguardo già rivolto alla proposta di costruzione di un fronte ampio e territoriale, con cittadini, associazioni, forze sociali, istituzioni e amministrazioni vicine – hanno concluso – per affermare un principio semplice e decisivo: i territori devono poter scegliere il proprio futuro».
Sulla questione è intervenuto anche Giosuè De Felici, responsabile organizzazione Giovani Democratici Provincia di Roma, esprimendo la posizione chiara e decisa di netta contrarietà all’impianto di tutta la Federazione. «Non si tratta di un pregiudizio ideologico, ma di una ragione semplice e profondamente politica: questo territorio ha già pagato un prezzo altissimo in termini ambientali, sanitari e sociali e non può continuare a essere il luogo dove si concentra ciò che altri non vogliono – ha sottolineato – questa non è una battaglia di parte, ma una battaglia di popolo. Per questo invitiamo tutte e tutti i civitavecchiesi a unirsi. Nei momenti decisivi una comunità deve sapersi riconoscere come tale, mettere da parte le differenze e stringersi attorno a un obiettivo comune: la difesa della salute pubblica, dell’ambiente e della dignità della nostra città. Accanto alla mobilitazione popolare e alla partecipazione dal basso, riteniamo fondamentale utilizzare fino in fondo anche gli strumenti istituzionali che la nostra democrazia mette a disposizione. Uno di questi è la consultazione popolare, a mo’ di referendum previsto dal Regolamento comunale, che può essere attivata anche attraverso la raccolta di 2.000 firme. È uno strumento importante perché restituisce centralità ai cittadini e rafforza politicamente le scelte di chi amministra. Per questo crediamo che il Comune, il Sindaco Piendibene e la Giunta abbiano oggi l’occasione, e la responsabilità, di mettersi alla guida di questo percorso. Non per subirlo, ma per orientarlo. Farsi promotori di una consultazione popolare significherebbe assumere fino in fondo il ruolo di rappresentanti della comunità, utilizzando gli strumenti a propria disposizione per dare forza alla voce della città. Il Sindaco, in particolare, nella sua funzione di massima autorità sanitaria locale, ha un compito delicato ma centrale: tutelare la salute pubblica in un territorio già fragile, segnato da decenni di servitù ambientali. È un ruolo che richiede coraggio, visione e capacità di stare dentro il conflitto, senza arretrare. Invitiamo le istituzioni a utilizzare tutti gli strumenti in loro possesso per fermare l’ennesimo scempio nella nostra città. Civitavecchia non chiede scorciatoie, ma rispetto. E il rispetto passa dalla partecipazione, dalla trasparenza e dalla capacità della politica di stare dalla parte della propria comunità. Questa battaglia può e deve diventare un momento di riscatto collettivo, se sapremo affrontarla uniti».
Come ribadito poi dall’ex delegata dell’amministrazione Piendibene, Roberta Galletta, nel suo invito alla partecipazione per l’assemblea di domani, «la realizzazione di un biodigestore da 120 mila tonnellate l’anno in un’area già segnata da decenni di pressione industriale rappresenta un ulteriore aggravio ambientale e sanitario per Civitavecchia. Migliaia di mezzi pesanti, rifiuti provenienti da tutta la regione, aumento di traffico e inquinamento: un modello che non porta benefici reali alla comunità, né in termini occupazionali né di qualità della vita. Ancora una volta – ha spiegato – si propone alla città una servitù industriale ad alto impatto, in continuità con scelte che hanno già dimostrato di non essere sostenibili né utili per il futuro del territorio. Decisioni calate dall’alto che ignorano la fragilità sanitaria dell’area e il diritto dei cittadini a un ambiente sano. Invece di considerare e soprattutto investire e lavorare nella cultura, nella valorizzazione del patrimonio archeologico e monumentale, nel rafforzamento della vocazione artistica, culturale e crocieristica che Civitavecchia ha già iniziato a costruire creando in percorso capace di generare sviluppo vero, lavoro duraturo e identità, si continua ottusamente a sacrificare il territorio, la sua salute e la sua bellezza in nome del profitto di pochi a svantaggio della intera nostra Comunità. Le sentenze possono valutare la legittimità degli atti amministrativi, ma non decidono il destino di una città. Quel destino appartiene alla politica e soprattutto ai cittadini. Per questo è necessario reagire, costruire un fronte unitario e avviare una mobilitazione popolare ampia e consapevole. Difendiamo Civitavecchia – ha concluso - il nostro territorio e il nostro diritto di scegliere un futuro diverso. La città non si difende con il silenzio: si difende partecipando».



