La soluzione migliore per risolvere il problema dell’arsenico nell’acqua è la miscelazione con l’acqua dell’acquedotto Peschiera? Per l’Isde Medici dell’ambiente certamente no. A rimarcarlo è la dottoressa Antonella Litta dell’Isde Medici per l’ambiente di Viterbo. «Siamo molto preoccupati – dice Antonella Litta – per l’arsenico che è un cancerogeno certo, non ci sono soglie per cui possiamo stare tranquilli. Malgrado da anni entra in vigore la legge che impone il livello entro 10 microgrammi litro, nella Tuscia assistiamo a continui sforamenti. L’assunzione cronica anche sotto la soglia crea problemi». Litta poi fa sapere che «ci sono soluzioni che riducono la presenza d’arsenico con livelli prossimi allo zero: ricercatori italiani hanno studiato delle membrane porose che riducono l’arsenico in maniera pressoché totale. Inoltre va ricordato che la Tuscia è un territorio altamente ricco d’acqua che va dearsenificata e resa sicura». Sul progetto del raddoppio dell’acquedotto Peschiera del Reatino la dottoressa Litta dice nettamente che «esprimiamo tutta la nostra contrarietà perché fare centinaia di chilometri di condutture altera l’ambiente e i bacini idrici come nel caso del lago di Bracciano, quindi per i costi e i tempi. Servirebbero almeno 8 anni e, intanto, non si conosce che soluzione verrebbe proposta. Poi se misceliamo acqua senza arsenico con la nostra che lo contiene avremmo comunque acqua con una presenza minima d’arsenico e basterebbe ingerirne maggiori quantità per bere acqua contaminata». Antonella Litta rende noto, inoltre, «che in questi giorni c’è una proposta a firma di Sergio Costa, già ministro dell’ambiente, e di Ilaria Fontana, per avere acqua senza arsenico entro il 2030 mettendoci le risorse giuste. Il disegno di legge si basa su studi scientifici con l’utilizzo dei migliori strumenti scientifici come le membrane porose». Risponde così, quindi, Antonella Litta, alla proposta della miscelazione dell’acqua dall’acquedotto Peschiera per ridurre i livelli d’arsenico. Tra le altra proposte messe in campo c’era stata quella del comitato Non ce la beviamo per puntare sull’estrazione dell’acqua presente sui monti Cimini che, secondo uno studio specifico, permetterebbe di servire oltre 50 mila persone con costi bassi essendo l’acqua già disponibile sul nostro territorio. «Ne abbiamo tanta d’acqua sui monti Cimini – dice Paola Celletti di Non ce le beviamo – e, malgrado uno studio specifico, l’idea non è stata mai presa in considerazione. Intanto i cittadini dei comuni in cui ci sono le ordinanze di non potabilità pagano a prezzo pieno le bollette malgrado ci sia una legge che prevede sconti in caso di acqua non potabile. Tutto questo crea problemi ai cittadini e, come comitato, siamo contrari al progetto del raddoppio del Peschiera per i tempi, l’impatto ambientale e per altre soluzioni migliori, come le membrane porose, che garantirebbero maggiori risultati e tempi molto più ridotti per la loro realizzazione».