CIVITAVECCHIA – In città la tematica del verde e delle alberature in particolare è balzata in testa al sentiment dell’opinione pubblica: il restyling di Piazza Regina Margherita con la mobilitazione cittadina e una raccolta firme; il taglio, pochi giorni fa, di alcuni pini in prossimità del parco Martiri delle Foibe; le potature “fuori stagione” degli alti fusti di viale Baccelli lo scorso anno. Come spesso accade, ci si trova davanti a situazioni di cui si conosce poco soprattutto a livello normativo oltre che gestionale ed organizzativo. Proviamo perciò a fare chiarezza, lasciando poi al lettore le valutazioni del caso. La manutenzione del verde pubblico e il taglio degli alberi non sono attività improvvisate ma rientranti in una precisa pianificazione tecnica che tiene conto della sicurezza, della salute delle piante e della tutela del patrimonio ambientale. Gli enti locali predispongono generalmente piani annuali o pluriennali di gestione del verde, per interventi di potatura, monitoraggi fitosanitari, eventuali abbattimenti e nuove piantumazioni. Le potature ordinarie si effettuano di norma durante il periodo di riposo vegetativo, tra autunno e inverno, quando l’albero subisce meno stress e la struttura dei rami è più facilmente valutabile. In primavera ed estate si interviene solo in casi specifici, come per situazioni che mettono a rischio la pubblica incolumità. Dal punto di vista normativo, esiste un quadro di riferimento nazionale. La L.10/2013 (“Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”) promuove l’incremento e la tutela del verde urbano per migliorare la qualità dell'aria, contrastare l'effetto isola di calore e proteggere il suolo; introduce altresì l'obbligo di catasto degli alberi, il bilancio arboreo a fine mandato per comuni sopra i 15mila abitanti e un albero per ogni neonato. Il D.lgs. 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) prevede tutele specifiche in presenza di vincoli paesaggistici. Inoltre, il D.M. del 23 ottobre 2014 disciplina addirittura l’elenco degli alberi monumentali d’Italia, che godono di specifiche tutele. A questi riferimenti si affiancano le normative regionali e i regolamenti comunali del verde, che stabiliscono i criteri tecnici, le modalità di intervento, gli obblighi di compensazione e le sanzioni in caso di abbattimenti non autorizzati. Abbattere un albero malato è quasi sempre di una scelta tecnica e non discrezionale. Prima del taglio, ci si avvale di agronomi che effettuano le opportune valutazioni; apparentemente sano, può però presentare danni strutturali invisibili dall’esterno. L’abbattimento diventa quindi una misura preventiva per evitare danni a persone o cose. Proprio questa apparente contraddizione tra ciò che si vede e ciò che emerge dalle analisi tecniche può influire molto sull’opinione pubblica che spesso ritrova in alcuni alberi un valore affettivo. L’equilibrio tra sicurezza e conservazione è delicato, richiede competenze specifiche e un approccio tecnico basato su norme e regolamenti. Ed è sempre opportuna una comunicazione efficace che renda i cittadini partecipi e consapevoli delle scelte effettuate. Ogni Amministrazione, specie se più sensibile al tema, è tenuta a rifarsi a quanto riportato in queste poche righe. E prima di applicarlo, dovrebbe sicuramente esserne a conoscenza.
Alberi in città: conoscenza e tutela, senza fanatismi
18 febbraio, 2026 • 09:00


