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Percepisce un finanziamento, ma non inizia la sua attività: condannata ladispolana

Percepisce un finanziamento, ma non inizia la sua attività: condannata ladispolana

Dovrà restituire alla Regione Lazio la somma di 21.979,60 euro

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LADISPOLI – Condannata dalla Corte dei conti a restituire una finanziamento erogato dalla Regione Lazio nel 2012 per una attività mai iniziata e il cui prestito non è mai stato restituito. L’organo di controllo dello stato ha, così, accertato la responsabilità di una donna di Ladispoli, amministratrice unica e socia al 50% di una società, rea di “avere autocertificato, con consapevolezza e volontà, la sussistenza di requisiti indispensabili ai fini del conseguimento di un contributo regionale, rilevatisi poi non rispondenti al vero”.

La donna avrebbe autocertificato in modo falso, l’inizio di tale attività seppure i lavori di ristrutturazione ed adeguamento, per cui aveva ricevuto i fondi, non era mai iniziati. Per tale motivo la Regione, avendo riscontrato la violazione delle condizioni alle quali era collegato il rilascio del contributo, ha intimato l’avvio del procedimento di decadenza e revoca di un contributo pari a 21.976,60 euro. Le circostanze descritte sono confermate dal socio al 50% della donna che, attraverso un esposto alla Guardia di Finanza fatto a fine 2015, aveva lamentato la gestione esclusiva della società della socia che non l’avrebbe informandolo delle attività sociali e dell’andamento economico successivo al ricevimento del contributo, costringendolo a chiedere il recesso dalla detta società, con lettere mai riscontrate o tornate al mittente per la compiuta giacenza.

Gli stessi controlli effettuati ai fini del rispetto della normativa tributaria ai fini dell’IVA e delle imposte sui redditi, fatti dalla Guardia di Finanza di Ladispoli, hanno fatto emergere alcune irregolarità contabili della società. Andando nel dettaglio la società, risultata non operativa fin dalla costituzione, a seguito del conseguimento del contributo regionale di € 21.979,60 avrebbe emesso una autofattura, ma senza assolvere all’obbligo di dichiararlo ai fini del reddito. Inoltre, sempre in base alle indagini della GdF, avrebbe contabilizzato una fattura per operazioni inesistenti (omettendo di annotare la nota di credito correlativa), con riguardo alla ristrutturazione di un locale per lo svolgimento dell’attività. Lavori mai eseguiti come confermato anche dal locatore dell’immobile.

Per i fatti descritti la donna risulta indagata del reato di cui all’art. 316 ter c.p. (indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato), “perché mediante la presentazione di autocertificazione datata 06.04.2013, attestante circostanze non rispondenti al vero e, in particolare, che aveva iniziato i lavori di ristrutturazione e di adeguamento dei locali onde poter poi posizionare le attrezzature ed avviare l’attività prevista dal progetto, conseguiva indebitamente dalla Regione Lazio la somma di euro 21.979,60, quale contributo per l’avvio di una nuova attività di ristorazione”.

Per i motivi descritti la Corte dei Conti la condanna, “in proprio e nella qualità di amministratrice unica e legale rappresentante della società al pagamento in favore della Regione Lazio della somma di € 21.979,60, oltre rivalutazione monetaria dalla percezione del contributo, al deposito della presente sentenza ed interessi legali da tale ultima data sino al soddisfo”.

 


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