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Si torna a parlare di Ripa Maiala

Intervento di Paolo Causo, esperto formatore e ideatore del Metodo Caruso, scrittore, guida alpina e maestro d’alpinismo

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ALLUMIERE – Per la questione di Ripa Maiala si infiammano gli animi. Dopo il j’accuse degli ambientalisti collinari e dell’esponente del gruppo Sel, Emiliano Stefanini, c’è la risposta infuocata di chi “ingiustamente è stato accusato di qualcosa che neanche esiste”, ossia Paolo Causo, esperto formatore e ideatore del Metodo Caruso, scrittore, guida alpina e maestro d’alpinismo, con all’attivo salite di importanza internazionale come le vie sul Gran Sasso “Cavalcare la Tigre” e la “Farfalla” o come la prima salita Invernale assoluta del Cerro Torre in Patagonia, il quale al dito puntato non ci sta e rispedisce al mittente “tutte le accuse evidenziando che la tesi sostenuta da Stefanini è colma di inesattezze, falsità e vere calunnie” e per questo è intenzionato ad agire per vie legali. “Io sono guida alpina, unica figura professionale riconosciuta dallo stato italiano in tema di arrampicata, alpinismo e scialpinismo. Un conto è sottolineare la necessità di regolamentare le attività di chiodatura e arrampicata, un’altra è parlare di abusivismo e lo Stefanini dovrebbe informarsi invece di parlare a vanvera. Io ho aperto alcuni itinerari nella zona di Ripa Maiala alla fine degli anni ‘80, quando queste problematiche ancora non esistevano, come non esistevano le aree SIC e ZPS e Rete Natura 2000. Da allora non ho quasi più frequentato il sito. Inoltre, se ci sono arrampicatori che non rispettano il divieto, non può certo essere imputata a me la responsabilità”. Vista la sua capacità, professionalità e serietà verso questa disciplina sportiva e verso l’ambiente, Caruso giustamente continua e risponde per le rime: “In un paese ridotto allo sfascio politico, valoriale, economico, fa quasi ridere che una persona impegnata in un ruolo pubblico e politico invece di affrontare i gravi e veri problemi ambientali, come i rifiuti, l’inquinamento dell’aria e delle falde acquifere, l’estrazione incontrollata dalle mille cave che costellano il territorio, il dissesto idrogeologico, eccetera, si accanisca con persone qualunque, cittadini italiani che hanno tutto il diritto di fare sport e frequentare la natura, logicamente nei modi corretti. Certo, prendersela con gli alpinisti e gli arrampicatori è più facile che non affrontare i veri stupratori dell’ambiente; puntare il dito senza neanche tentare di fare un’informazione corretta, oppure chiudere e vietare invece che educare al rispetto è più semplice e remunerativo dal punto di vista della notorietà e dell’immagine, ma questo non è ambientalismo, questa è politica becera. Sport, cultura e turismo dovrebbero convivere e andare di pari passo. “Ecologia e libertà” diventa uno slogan politico vuoto senza RISPETTO, cultura e intelligenza. Ho chiesto alla segreteria SEL quanto il partito sia coinvolto in questa vicenda; vedremo cosa risponderanno e poi decideremo il da farsi. Intanto, sarà mia cura diffondere e criticare duramente l’articolo nel nostro ambiente”. Caruso ha iniziato ad arrampicare a 18 anni (1978) e ha sempre considerato importante “conciliare lo sport e cultura, la conoscenza di molte discipline, sportive e non, con la specializzazione”. Caruso è l’ideatore del Metodo tecnico-didattico che porta il suo nome e costituisce il riferimento formativo del Collegio Nazionale delle Guide Alpine e del Club Alpino San Marino, ma anche della UISP e del CAI; un metodo nato grazie alla capacità di integrare sete di conoscenza e avventura, esperienza personale come arrampicatore e alpinista, passione per un genuino insegnamento, studio delle altre discipline sportive e studi classici. La sua conoscenza di questa pratica sportiva lo distingue a livello nazionale e molte sono state le sue pubblicazioni. “Amo molto la natura e sono il primo a battermi contro gli arrampicatori che non si comportano correttamente – aggiunge ancora Caruso – ma anche contro quegli ambientalisti esaltati, estremisti e ignoranti e per questo non accetto che si facciano affermazioni false e menzognere non solo sul mio conto ma soprattutto su un’attività come l’arrampicata che, se praticata correttamente, è un esercizio sano, naturale, sostenibile e colmo di valori formativi. Fortunatamente, per arrampicare non serve alcuna “autorizzazione”, esattamente come non servono autorizzazioni per fare il bagno al mare, per correre o per respirare. Inoltre, ad essere precisi, la falesia di roccia in questione attualmente non ha vincoli archeologici, non è un’area sottoposta a esproprio e non è neanche in un fondo “chiuso”.  Le argomentazioni archeologiche sono state copiate testualmente dal sito www.archeoetruria.altervista.org/ripamaiale.html strumentalizzando la supposta presenza di ritrovamenti dell’epoca paleolitica con la presenza della falesia di roccia. Di fatto, gli arrampicatori non arrecano alcun danno ai giacimenti, che peraltro non sono in vista. Solo pochissime vie, raramente frequentate, si trovano al di sopra della grotta citata (quasi completamente ostruita dalla terra) e la soprintendenza non ha posto alcun vincolo di entrata al sito. Invece, tutto intorno alla falesia non è raro vedere (e sentire) moto da cross e altri veicoli, per non parlare delle gigantesche movimentazioni di terra e massi che hanno stravolto il sito negli ultimi anni, contro i quali evidentemente non si sente l’esigenza di intervenire. Ci sono persone estremiste, scorrette e incapaci ovunque, sia tra gli ambientalisti sia tra chi frequenta la natura – conclude Caruso – i falsi ambientalisti non informano, non educano, non coinvolgono gli stakeholder, si arrogano il diritto di decidere per tutti cosa è giusto, bello e corretto e cosa non lo è. Vietare le attività in natura e a basso impatto è un controsenso dell’ecologia. Invito Stefanini a fare un corso di arrampicata con me, totalmente gratuito, così potrebbe cominciare a informarsi e comprendere, invece di buttarsi a spada tratta contro qualcosa che non conosce e di cui non capisce un’acca.”

 


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