Racconti dell'aria
phase out
18 Aprile 2025 - 11:43
26 Febbraio 2026 - 10:04
CIVITAVECCHIA – Il Movimento 5 stelle di Civitavecchia esprime la propria contrarietà nel leggere le dichiarazioni del ministro Pichetto Fratin «che annuncia in una nota del 17 aprile 2025 lo slittamento della chiusura e successivo smantellamento della centrale a carbone di almeno quattro anni. Uno scenario che ci preoccupa molto – spiegano – e che crea non pochi dubbi e insicurezze soprattutto agli imprenditori che dovrebbero partecipare alla manifestazione di interesse i quali non avrebbero né certezze né garanzie creando confusione e disorientamento».
La decisione della chiusura della centrale, come ricordano dal M5S, «è già stata presa dal governo Conte ed è fissata al 31 dicembre del 2025, tanto che Enel nella mattinata di ieri – hanno aggiunto – ha annunciato la dismissione, il cui piano è stato fortemente richiesto dal Comune, sarebbe durata circa 24/30 mesi». Secondo il gruppo territoriale cittadino è importante portare avanti la linea della dismissione «senza ripensamenti – hanno concluso – e senza il rischio di installazioni di altri impianti di produzione energetiche fossili o addirittura nucleare. Civitavecchia non può essere condannata alla monocultura energetica».
Delle Monache: «Bene il piano di dismissione»Sulla stessa linea anche Avs che prende posizione contro le recenti dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha escluso lo smantellamento delle centrali a carbone, «in accordo con quanto già proposto nei giorni scorsi dal vicepremier Matteo Salvini e dai vertici di Enel. L’Amministratore Delegato di Enel Flavio Cattaneo, infatti, durante un convegno organizzato dalla Lega sulle questioni energetiche – hanno ricordato dal partito - aveva elogiato la scelta di mantenere attivi gli impianti a carbone, auspicandone la prosecuzione come risposta alle sfide energetiche del Paese. Il fatto che il Ministro dell’Ambiente confermi la volontà di mantenere operative le centrali a carbone è un segnale allarmante: si tratta di una scelta miope e dannosa che rischia di compromettere in modo irreversibile gli sforzi compiuti finora nella lotta alla crisi climatica. In un momento storico in cui l’Europa e la comunità scientifica chiedono un’accelerazione decisa verso le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, tornare ad investire su una delle fonti più inquinanti rappresenta un grave passo indietro. Il Governo però continua a proporre un modello energetico anacronistico, inefficiente e climalterante, che compromette la salute dei cittadini e danneggia l’ambiente e, dietro la maschera della “pragmaticità”, si cela l’ennesimo tentativo di sabotare la transizione ecologica e condannare l’Italia a un futuro fatto di inquinamento e arretratezza tecnologica. Il carbone è il simbolo di un’epoca che stiamo cercando di lasciarci alle spalle – hanno aggiunto – e chi oggi ne propone la riabilitazione sta lavorando contro gli interessi del Paese e delle future generazioni. AVS-Demos ribadisce con forza la necessità di rispettare i termini per il phase-out dal carbone e investire massicciamente su rinnovabili, efficienza, reti intelligenti e innovazione. Ogni euro speso per tenere in vita questi impianti è un euro sottratto al futuro, all’occupazione verde, alla salute dei cittadini. AVS-Demos – hanno concluso dal partito – continuerà a battersi in tutte le sedi, istituzionali e nella società civile, per una transizione ecologica giusta, che tuteli il clima, la salute dei cittadini e il futuro delle nuove generazioni. Il futuro non si ritarda. Si costruisce, e si difende».
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