CIVITAVECCHIA  – «Passano i giorni, i mesi e gli anni, ma del futuro delle città di Brindisi e Civitavecchia al Governo sembra non interessare a nessuno».

Inizia così una nota congiunta dei gruppi territoriali del M5S di Civitavecchia e Brindisi che torna ad intervenire sul tema del Phase out e, più in particolare, sul futuro incerto delle due centrali. Per Tvn si parla di “riserva fredda”, ipotesi che non convince il territorio.

«Abbiamo ascoltato – proseguono i pentastellati – con profonda amarezza la risposta del Ministro Pichetto Fratin al question time del 14 gennaio: da essa è emersa, ancora una volta, solo approssimazione e una totale mancanza di una visione chiara, concreta e soprattutto condivisa con i territori coinvolti. Il Ministro conferma l’intenzione di proseguire con la transizione energetica e lo stop al carbone al 31/12/2025, ma allo stesso tempo dichiara la volontà di mantenere i siti di Torrevaldaliga Nord e Cerano come riserve fredde: impianti spenti, ma pronti a essere riattivati in caso di crisi energetica nazionale».

Per i pentastellati si tratta di «una posizione ambigua, priva di qualsiasi riferimento ai tempi, sia per la transizione green sia per una reale dismissione degli impianti. Come gruppi territoriali di Civitavecchia e Brindisi, ci chiediamo come tutto questo possa essere accettabile. Parliamo di due territori che per decenni hanno garantito al Paese un apporto energetico enorme, consentendo profitti miliardari a Enel, pagando però un prezzo altissimo in termini ambientali e sanitari».

Per i due gruppi territoriali del M5S «questi territori meritano oggi almeno un minimo di riconoscenza: una riconversione industriale vera e adeguata delle aree di TVN e Cerano, accompagnata da un programma definito di smantellamento degli impianti, bonifica delle aree e sostegno economico da parte del Governo per garantire una reindustrializzazione sostenibile e duratura. Siamo stanchi del solito fumo negli occhi gettato ai nostri concittadini. È urgente dare seguito alle manifestazioni di interesse presentate al MIMIT, oltre il 60% delle quali interessate nelle aree in questione. In questo clima di incertezza permanente non è possibile programmare il futuro delle nostre città. Senza programmi e progettazione – concludono – non esiste futuro! E questo, come comunità e come territori, non possiamo e non vogliamo accettarlo».

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