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“278 milioni di euro pagati dallo Stato per risarcire i casi di ingiusta detenzione”. Il dato eclatante è stato fornito dal vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera Enrico Costa ieri durante l'incontro a Viterbo, organizzato da Forza Italia, per illustrare le ragioni per cui votare Sì al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Un dato, parziale perché non tutti gli episodi di ingiusta detenzione vengono risarciti, su cui si innesta la questione della responsabilità civile dei magistrati. “Su 6400 casi valutati, solo 10 magistrati sono stati sanzionati per errori giudiziari” rimarca. Obiettivo della riforma referendaria: “Una Giustizia per garantire che il più debole non sia calpestato dal più forte”. “Spesso invece è stata utilizzata per abbattere l'avversario”. Tre i pilastri fondamentali: Separazione delle carriere tra Pm e giudici per garantire la parità tra accusa e difesa, il sorteggio dei membri del Csm per evitare lo strapotere delle correnti e l'istituzione dell’alta Corte disciplinare per valutare in maniera oggettiva gli atti dei magistrati. Attualmente “l'operato del magistrato dovrebbe essere vagliato ogni 4 anni dal Csm. Valutazioni che nel 99% sono state positive, nonostante 2 terzi dei casi fossero sbagliati” evidenzia il deputato. In particolare Costa incalza sul piano della parità: “Oggi il pubblico ministero prevale non solo sulla difesa ma anche sul giudice, soprattutto durante la fase delle indagini”. Una ‘debolezza’ registrata nei numeri citati dal vicepresidente: “Il 94% di richieste di intercettazioni da parte dei Pm è accolto dai giudici, il 99% di richieste di proroga intercettazioni è accolto e l’89% delle richieste di proroga di indagini preliminari da parte del pubblico ministero è accolto dal Gip”. Giudice che, secondo Costa, durante la fase processuale spesso “riacquista forza” e assolve. “220mila le persone assolte in primo grado dal giudice per le indagini preliminari” afferma. Nell'appuntamento di ieri, presenti il deputato e responsabile Organizzazione di Forza Italia Francesco Battistoni, il segretario provinciale Alessandro Romoli e il vicario Giuseppe Fraticelli, è stato distribuito un decalogo che illustra le garanzie della riforma proposta dal governo. Evidenziando in particolare che, votando Sì al referendum, la terzietà del giudice non è assolutamente messa in discussione. Oltre al vademecum, Battistoni ha presentato anche una pubblicazione curata da Enrico Costa, in cui sono stati raccolti 100 casi di malagiustizia. “Questo incontro a Viterbo è la prima tappa delle iniziative che organizzeremo per formare i comitati del Sì e quelli dei Cittadini per il Sì perché è una riforma per i cittadini. Le ragioni per votare vanno al di là degli schieramenti politici, è una riforma costituzionale” tiene a rimarcare. E come tale non è previsto il quorum, basterà un voto in più perché il Referendum sia valido. “Stiamo portando avanti una battaglia di civiltà. Perché quello della giustizia è un tema delicato con provvedimenti che possono incidere con effetti nefasti sulla vita delle persone e delle loro famiglie, difficili da rimuovere anche in caso di assoluzione. È importante perciò coinvolgere i cittadini affinché si rechino massicciamente a votare” l'appello finale di Romoli e Fraticelli.
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