Roma, 19 gen. (Adnkronos) - "Sarebbe un errore grave pensare che la responsabilità di questa fase storica, che vede la crisi delle democrazie liberali, ricada solo sulla destra nazionalista, sempre più autoritaria. Esiste una responsabilità politica più ampia, che riguarda anche chi a quella destra si oppone o dice di opporsi. Così Francesco Boccia in un articolo su Fanpage.it. In Italia riguarda anzitutto il Partito democratico, che in questi anni si è assunto il peso della guida e del coordinamento dellopposizione, in Parlamento e nel Paese: sul lavoro e sulla sanità pubblica, sullEuropa, sui diritti, sulla pace, su Gaza, nei territori e nelle piazze. Tenendo insieme istituzioni e conflitto democratico, rappresentanza e mobilitazione. È a partire da questo dato di realtà che va posta la questione irrinunciabile dellunità. Perché chi mina lunità interna del Pd indebolisce lopposizione nel suo complesso e finisce, consapevolmente o meno, per aiutare questa destra. Allo stesso modo - sottolinea Boccia - nella coalizione progressista, chi contesta più gli alleati che la destra al governo, chi alimenta polemiche laterali invece di costruire unalternativa credibile, chi insegue lillusione di recuperare qualche decimale in sondaggi effimeri, compie un errore politico grave". "Perché in questa fase la divisione non è pluralismo: è disarmo. In un passaggio storico come questo, lalternativa non nasce dalla somma delle identità, ma dalla capacità di tenere insieme differenze legittime dentro un orizzonte comune. Trasformare temi cruciali come politica estera, diritti civili, diritti sociali ed economici, in strumenti di lotta interna significa alimentare fratture che spesso non esistono nella società reale, ma che paralizzano lazione politica. Perché in un tempo come questo, voltarsi dallaltra parte non è neutralità. È una scelta. E spesso è la scelta che consente agli altri di vincere. La storia lo insegna: le derive autoritarie non avanzano solo per laggressività di chi le promuove, ma per linerzia, lipocrisia, il silenzio di chi le tollera. Leccezione diventa abitudine. La forza diventa normalità. Il diritto viene aggirato 'per necessità'. Il progressismo del XXI secolo ha una responsabilità storica: non difendere il passato, ma governare il futuro. Difendere il diritto quando è scomodo. Rafforzare lEuropa quando è difficile. Scegliere il multilateralismo non come testimonianza morale, ma come cifra del futuro ordine mondiale".