PHOTO
L'instabilità del suolo è un tema centrale per la Tuscia, un territorio caratterizzato da una complessa geologia vulcanica e da fragili formazioni argillose. Secondo i dati del Portale ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), una porzione significativa della provincia di Viterbo è classificata a pericolosità elevata o molto elevata. Tra le aree che sono classificate a rischio ci sono la Valle dei Calanchi nel territorio di Bagnoregio e Lubriano. È l'area simbolo del rischio idrogeologico a livello internazionale. La "Città che muore" poggia su un fragile zoccolo di tufo che sovrasta argille soggette a una continua erosione accelerata. Le frane qui non sono eventi isolati, ma un processo geomorfologico costante che minaccia l'integrità del borgo e delle vie d'accesso. Le zone ripariali lungo il corso del Marta (emissario del Lago di Bolsena) e del Fiora (nella Maremma Laziale) sono storicamente soggette a rischio alluvione. Comuni come Tarquinia e Montalto di Castro presentano aree di pianura dove la combinazione di piogge intense e consumo di suolo aumenta la vulnerabilità delle attività agricole e degli insediamenti costieri. Questi due comprensori, considerati ad alto rischio, vengono associati a singoli Comuni della Tuscia che hanno caratteristiche tali da avere rischi più o meno elevati per frane e dissesto idrogeologico. Tra i rischi diffusi ci sono il crollo di massi dalla pareti rocciose e, secondo il numero di eventi archiviati negli ultimi anni, i Comuni più soggetti a rischio caduta massi sono Viterbo in alcune zone periferiche e forre naturali che presentano pareti instabili; Orte e Bassano Romano, caratterizzati da costoni tufacei che richiedono costanti interventi di consolidamento; Vallerano e Canepina: Incastonati nei Monti Cimini, dove la pendenza del terreno e il disboscamento possono innescare rapidi flussi di fango. Guardando al litorale sono da citare soprattutto Tarquinia e Pescia Romana, che sono soggetti, in particolare, al rischio idrogeologico costiero con l'arretramento della linea di costa che mette a rischio infrastrutture turistiche e aree naturali protette. I due rischi, quello di smottamenti e arretramento della costa, sono esattamente le due tipologie di eventi estremi che hanno colpito la Sicilia, prima lungo il litorale orientale siculo e, pochi giorni dopo, il Comune di Niscemi che, lentamente, sta sprofondando per la frana irreversibile della collina su cui sorge. Gli strumenti di prevenzione ci sono ma, probabilmente, i cambiamenti climatici corrono più velocemente dei metodi tradizionali di prevenzione e intervento. Per consultare la mappa dettagliata del proprio comune, il riferimento ufficiale è il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) dell'Autorità di Bacino, che classifica le aree in zone R1 (rischio moderato) fino a R4 (rischio molto elevato).
©RIPRODUZIONE RISERVATA



