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SANTA MARINELLA – A chiusura del 2025 e della seconda consiliatura Tidei, il Comitato “2 ottobre” sintetizza lo stato delle grandi opere idrauliche nel territorio comunale, "storicamente" esposto a un alto rischio idrogeologico, e riassume a beneficio della commissaria prefettizia la storia dei 6.5 milioni di euro complessivi, ottenuti inizialmente nel 2016 dalla giunta Bacheca e gestiti da un'altra commissaria prefettizia, allora appena insediata, per mettere in sicurezza i due fossi più pericolosi di S. Marinella: Ponton del Castrato e Castelsecco.
«Al progetto preliminare su Ponton Del Castrato sarebbe dovuto corrispondere un progetto definitivo; – spiega il comitato – invece il progetto venne cambiato rimanendo privo dell’autorizzazione dell’Autorità di Bacino. I fondi hanno ottenuto varie proroghe fino ad arrivare al 31 dicembre 2025; la gara è stata aggiudicata alla ditta Lo Monaco (progettazione ed esecuzione; Responsabile Unico del Progetto per il Comune è Ermanno Mencarelli) per un valore di circa 2,3 milioni di euro. Il lavoro commissionato alla società e seguito dall’architetto Mencarelli in qualità di direttore dei lavori non è stato completato: le vasche realizzate e inaugurate a luglio 2025 hanno paratoie non controllate, prive di motorizzazione, elettrificazione e controllo dei livelli, pertanto non sono pronte a reagire agli eventi per cui sono state progettate; inoltra la capacità di accumulo passa da 300 mila mq a 56.650 mq. Il lavoro realizzato non risulta autorizzato dell’Autorità di Bacino, con la conseguenza che l’opera non modifica i Piani di Assetto Idrogeologico che continuano a segnalare l’area a massimo rischio».
«A questo si aggiunge il taglio massiccio del bosco delle Guardiole nella zona sovrastante le vasche, con l’aumento del rischio frane – prosegue il comitato – Riguardo Castelsecco, il progetto originario del 2016 di 3,6 milioni di euro si era incagliato in una conferenza di servizi durata tre anni; ulteriori ritardi procedimentali causarono, a distanza di otto anni, una lievitazione dei costi tale da rendere insufficiente l'importo stanziato inizialmente. Al netto delle consulenze dei progettisti per un progetto definitivo (non esecutivo), ai fondi residui si aggiunsero altri fondi Pnrr (920 mila euro) e si decisero interventi in stralci: 1) da autostrada a ferrovia, 2) da ferrovia ad Aurelia. L’area della foce (terzo stralcio) non necessita di lavori ma di una grande quantità di costosissimi espropri in quanto individuata come area golenale e coinvolta nello spostamento della SS Aurelia per l’allargamento del ponte. Il 31 dicembre 2023 il bando dei lavori del progetto definitivo (non esecutivo) venne aggiudicato dalla ditta Pacifici per l'esecuzione delle opere principali, compresa la variante Aurelia con nuovo ponte. Soltanto oggi, a distanza di due anni, la ditta ha richiesto l'anticipazione contrattuale prevista dalle norme, senza aver dato inizio ai lavori. È regolare lasciare trascorrere 2 anni dall'assegnazione dei lavori senza intervenire per rimuovere una situazione di alto rischio idraulico? Si riuscirà ad eseguire l'intervento nei tempi e nei costi previsti? Nel frattempo, ricordiamolo, l’amministrazione ha provveduto a maggio 2025 alla spianatura a raso indiscriminata di alberature e canneti sulla foce del fosso, destinata a parco, lasciando la vegetazione intatta nel tratto del fosso costretto tra gli edifici. Il grave danno ambientale arrecato alla flora ed alla fauna non ha alcuna giustificazione sul piano della sicurezza idraulica. Sarà interessante vedere come la nuova amministrazione intenderà gestire questo complesso lascito».
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