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Alessandra Rosati
Un altro anno al servizio dell’informazione. L’anno appena iniziato rappresenta più che mai la sfida per un giornale locale che vuole continuare ad imporsi nonostante la dirompente ascesa dell’era del digitale e del tutto facile promesso dall’intelligenza artificiale.
Ma la dignità di un giornale, la sua autenticità e la sua affidabilità non possono e non devono essere messe alla porta dai “giochi” facili di improvvisati influencer o leoni da tastiera che pensano di sapere tutto su come si costruisce una notizia o come funziona una redazione giornalistica che da venti anni porta in edicola un prodotto di qualità, frutto di giornalisti seri, e veri, che ogni giorno lavorano sodo, senza risparmiarsi, nell’unico intento di fare informazione e raccontare un territorio tanto affascinante quanto complesso. Le fonti di informazione quotidiane sono lì a dimostrarlo.
Nell’imperfezione di un prodotto, quale è da sempre il giornale cartaceo, oggi più che mai ingabbiato dai tempi stretti degli orari di stampa, si rivela l’autenticità del lavoro giornalistico che, proprio per l’alto valore che ingloba in termini di tematiche affrontate e professionalità messe in campo, non può e non deve essere sminuito da un tik toker qualunque, sconosciuto ai più, che nello spazio di pochi secondi di video si fa portatore di una verità distorta, con giudizi e interpretazioni circa la modalità del lavoro giornalistico adottato, che nella migliore delle ipotesi è alterata, per non dire falsa, cercando di trascinare nel fango della moltiplicazione mediatica decine di giornalisti locali, finanche l’intera categoria, elevando così una fake news all’ennesima potenza.
Ma la verità di un giornale non può essere seconda a quella di un solo tik toker, forse annoiato, che un giorno qualunque si interessa ad una notizia di cronaca locale, legge il pezzo fino all’ultima riga, dove appare un refuso, rimasto dopo una verifica tipografica, e ne interpreta il motivo. Milioni di visualizzazioni di una notizia falsa diffusa da un tik toker sbattute in faccia a giornalisti affermati, che in silenzio continuano a lavorare, mentre il rumore del falso genera discredito.
Nel teatro dell’assurdo di una tecnologia tanto potente quanto fallace, salta ogni schema, tra chi è credibile e chi no. E salta pure la difesa, tanto attesa quanto rimasta nascosta, invisibile, fino a scadenza dei termini, per un amaro gioco degno dei più abili hacker. Ma pensare di mettere il bavaglio a giornalisti seri è un’opzione che non può essere contemplata, pena la decadenza della democrazia stessa, nella dialettica tra accusa e difesa; e in nome della verità dei fatti, della quale la categoria dei giornalisti resta profonda custode. E il quotidiano la Provincia anche.
Ed eccoci quindi pronti raccogliere una nuova sfida: gettare alle spalle gli odiatori e continuare a raccontare il territorio come abbiamo sempre fatto.
Ai giornalisti del quotidiano la Provincia auguro come ogni giorno, buon lavoro. Che le menti audaci e la saggezza, delle quali sono, e siamo, portatori, possano continuare a guidarci nel mare immenso delle notizie che attraversano il nostro Paese.
Forti del buon operato che ci ha sempre distinti e con l’augurio rinnovato che la qualità di un giornale vero e affidabile resti sempre al primo posto rispetto agli urlatori, continuiamo a camminare a testa alta. Ad maiora
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