CIVITAVECCHIA – "Merita di essere considerata la negativa personalità dell'indagato che, non solo non ha mostrato alcuna capacità di autocontrollo e di contenimento dei propri impulsi, ma ha altresì evidenziato una particolare ostinazione nella condotta delittuosa, posta in essere sia per la carica violenta esercitata sulla vittima in costanza dell'atto omicidiario, sia per le successive attività volte a ostacolarne il ritrovamento" scrive il gip di Civitavecchia Viviana Petrocelli nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Il gip al termine dell'interrogatorio non ha convalidato il fermo, ma ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere. "Certamente sussistono le esigenze cautelari ravvisate dal pubblico ministero sia con riferimento al pericolo di inquinamento probatorio, sia con riferimento al pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie", scrive il giudice, mentre "non si ritiene che nel caso di specie sia emerso un concreto pericolo di fuga dell'indagato. Non depongono in senso contrario le argomentazioni espresse dal pm nella richiesta di convalida che si limita a richiamare le modalità con cui si sarebbe verificato il delitto e in particolare l'attività immediatamente successiva volta ad occultarne le tracce, da cui desumere le capacità organizzative dell'indagato, e l'assenza di una rete familiare e sociale presso cui rifugiarsi in seguito alla stretta mediatica e investigativa che lo avrebbe visto al centro dell'indagine e ormai prossimo a una cattura". "L'indagato, inoltre, pur nella consapevolezza dei propri agiti aggressivi e pur a fronte del rapido evolversi dell'attività investigativa, non ha in alcun modo collaborato al recupero del corpo della vittima, attendendo in maniera passiva l'esito delle operazioni di polizia, sebbene chiaro ne fosse l'epilogo" scrive ancora il giudice. "L'indagato, pur avendo fornito un racconto articolato volto a ricostruire la dinamica dei fatti, ha reso indicazioni generiche circa i plurimi accessi all'immobile, situato in via Costantini nel corso della giornata del 9 gennaio 2026, non spiegando neppure come abbia potuto provvedere a eliminare le tracce ematiche dall'abitazione in un arco temporale così ristretto come quello descritto; dunque - sottolinea il gip - non può escludersi che vi siano ulteriori elementi e profili investigativi da approfondire che potrebbero essere facilmente annullati da un'eventuale azione dell'indagato che, se non adeguatamente contenuto, potrebbe intervenire manipolando e condizionando l'accertamento della verità". Per il giudice "a fronte di tale quadro, unica misura idonea a garantire l'adeguata tutela delle esigenze cautelari è quella della custodia in carcere richiesta dal pm".

L'arma del delitto buttata in un corso d'acqua "Nel corso dell'interrogatorio, reso in sede di convalida del fermo - si legge nell'ordinanza -, l'indagato ha ammesso gli addebiti contribuendo con piena confessione a meglio delineare la già chiara e drammatica dinamica dei fatti”. “L'indagato ha ammesso di attraversare una profonda crisi di coppia con la moglie principalmente legata all'ormai dissoluzione del reciproco sentimento affettivo. Sebbene su impulso diretto di Federica e per sua scelta, i due avevano cominciato a dormire separati alternandosi di fatto nella gestione delle incombenze relative alla genitorialità essendo peraltro entrambi molto legati al figlio e pienamente interscambiabili nella sua crescita e cura, dividendosi equamente i compiti - si legge nell’ordinanza di 10 pagine - La mattina del 9 gennaio, dopo essersi svegliati all'incirca vero le 6,30 avevano discusso. Federica aveva contestato il suo modo di procedere chiarendo di essere determinata a portare avanti il progetto della separazione e, per manifestare la serietà del proprio intento, gli aveva detto che se non si fosse adeguato collaborando avrebbe lasciato la casa familiare portando via con sé il figlio, minacciandolo di non farglielo vedere con frequenza. Tale prospettiva, in ragione del fortissimo legame avvertito nei confronti del figlio, lo aveva scosso al punto da reagire in maniera violenta. Aveva preso un coltello che sapeva essere custodito nel bagno dove la coppia in quel momento stava discutendo e l'aveva colpita con almeno due fendenti” scrive il gip.

“Il corpo della donna si era poi accasciato privo di sensi. Resosi conto dell'accaduto aveva pensato al suicidio non trovando però il coraggio - si legge nell’ordinanza- Si era allora determinato a eliminare le tracce di quanto accaduto ripulendo l'immobile e avvolgendo il corpo della moglie per trasportarlo all'interno del bagagliaio della propria autovettura verso il deposito della ditta di famiglia dove, in prima battuta, spostava il corpo all'interno del cassone dell'autocarro”. Carlomagno “provava allora a darle fuoco per eleminare le tracce ma successivamente spegneva l'incendio approfittando però delle fiamme per bruciare il telefono cellulare della vittima dopo aver risposto al suo posto al messaggio della madre sulla colazione del figlio”. Carlomagno “recuperava del materiale e dei detriti per coprire il corpo e si aggirava in strada senza meta precisa in stato confusionale bordo dell'Iveco; raggiungeva l'abitazione alle 10 per poi rientrare in deposito deciso a seppellirla. Non avendo con sé le chiavi dell'escavatore si recava con la propria autovettura al cantiere di Prima Porta, dove veniva in effetti visto alle 11 circa solo per prelevare le chiavi; rientrava in deposito e con il mezzo lì presente, su cui poi verranno repertate tracce ematiche, provvedeva a scavare una buca dove depositava il corpo della vittima ricoprendolo con il terreno”. L’uomo poi “lavava il cassone dell'autocarro per poi recarsi a scuola del figlio; lungo il tragitto, percorrendo la SS Braccianese Claudia, all'altezza dell'incrocio con Osteria Nuova, si liberava dell'arma del delitto buttandola via in un corso d'acqua” viene riportato nell’ordinanza.