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BOLSENA L’oro bianco della Tuscia potrebbe diventare una risorsa strategica per l'industria delle batterie elettriche
10 Maggio 2023 - 15:15
03 Dicembre 2025 - 17:25
BOLSENA - Caccia al litio intorno al lago di Bolsena: c’è l’ok alla “Fase 1”.
Dalla Regione Lazio (direzione Ambiente) è arrivato il nulla osta alla ricerca del minerale, definito oggi nuovo “oro bianco”, perché raro e indispensabile all’industria della e-mobility. Solo alcune prescrizion secondo quanto stabilito tramite determina il 3 maggio: i progetti presentati due mesi fa da Enel Green Power Italia, denominati “Marta” e “Laertina”, non saranno assoggettati a Via. Sulla base delle istruttorie eseguite in maniera preliminare dai geologi incaricati «sono da escludere possibili impatti ambientali significativi e negativi».
Il litio presente nel sottosuolo della Tuscia, in particolare nell’area circostante il lago di Bolsena, rappresenta una risorsa naturale potenzialmente strategica. La decisione della regione Lazio di autorizzare la ricerca tiene in considerazione non solo gli aspetti tecnici, ma anche l’importanza economica e strategica che la presenza del litio potrebbe avere per la produzione di batterie elettriche. Inoltre, il metodo di estrazione previsto, dalle brine geotermiche, permette di ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. L’area interessata alla ricerca si estende su circa 6mila ettari e copre i territori di Capodimonte, Piansano, Marta e Viterbo.
Nel corso del procedimento non sono arrivate osservazioni in merito da parte dei Comuni. Mentre nel proprio parere la Soprintendenza riteneva che la Via fosse necessaria fin da ora per valutare «il possibile cumulo con altri progetti simili».
Le richieste per la ricerca di litio vicino al lago di Bolsena non sono state presentate a caso. Negli anni ’80-’90 la zona era stata oggetto di esplorazione geotermica con perforazione di 5 pozzi (attualmente tutti sottoposti a chiusura mineraria e ripristino ambientale). In due di questi (i pozzi Marta 1 e Marta 4) era stata già accertata la presenza di litio nei fluidi geotermici, a una profondità di circa 2000-2200 metri, con una temperatura di 180-190°C.
In questa fase, denominata “Fase 1”, sono previste «esclusivamente attività conoscitive consistenti nella raccolta e analisi di tutti i dati esistenti relativi alle perforazioni effettuate nel passato”. Nel caso di esito positivo delle indagini di progetto, “la prevista successiva Fase 2 consistente in ulteriori attività di ricerca, dovrà essere sottoposta ad una nuova procedura di verifica di assoggettabilità a Via».
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