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TARQUINIA – «Non più solo una questione di "buche da tappare" o di salvataggio stagionale. Il 2026 segna il momento della verità per il Lido di Tarquinia. Mentre il centro storico brilla per la sua candidatura a Capitale della Cultura, la "cenerentola" sul mare attende che la politica compia il salto di qualità definitivo: passare dalla gestione dell’ordinario alla regia dello sviluppo». Nicolò Parrino del Pci sezione Tarquinia affronta il tanto discusso tema di un litorale abbandonato.
Il "Quartiere marittimo" della Tuscia
«Il punto di rottura con il passato deve essere anzitutto urbanistico e concettuale – afferma Parrino - Il Lido non è una frazione isolata, ma il naturale prolungamento del borgo etrusco. La politica locale è chiamata oggi a un compito ambizioso: abbattere il muro di distanza tra la Barriera San Giusto e le Saline. Le proposte sul tavolo parlano chiaro: serve una mobilità intermodale che trasformi il tragitto verso il mare in un'esperienza di pregio. Navette elettriche frequenti e una "Greenway" ciclabile che attraversi la storia e la natura non sono più lussi, ma necessità per un turismo che nel 2026 cerca sostenibilità e bellezza».
Il coraggio del partenariato
«La vera sfida per l’amministrazione Sposetti e per l’intera classe politica tarquiniese si gioca però sul terreno degli eventi e degli investimenti. "Il Comune non può fare tutto da solo" ma deve essere il garante di un'offerta di alto livello" – spiega l’esponente del Pci – L'idea è quella di un Lido come centro culturale: grandi eventi alle Saline che rispettino l'ambiente (come i concerti all'alba o le performance a impatto acustico zero) e una programmazione che duri dieci mesi l'anno, non due. Per farlo, la politica deve offrire certezze ai privati: bandi a lungo termine, burocrazia snellita e, soprattutto, una defiscalizzazione mirata per chi decide di tenere accese le luci dei locali anche in autunno».
Tra sostenibilità e identità
«Infine, c'è il tema del brand – spiega Parrino - La politica deve avere la forza di imporre un'estetica unitaria: l'"Eleganza del Selvaggio". Tarquinia non ha bisogno di scimmiottare la movida rumorosa di altre località; il suo punto di forza risiede nel mix unico tra la riserva delle Saline e le radici etrusche. Il supporto del leader cittadino deve passare per una sintesi coraggiosa: mediare tra le esigenze dei residenti e la necessità di pedonalizzazioni ampie, trasformando il lungomare in un salotto all'aperto. Solo così il Lido smetterà di essere un "problema da gestire" per diventare, finalmente, il motore economico e d'immagine della Tarquinia del futuro».
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