LADISPOLI - La ricorda bene la protesta, sempre al presidio di Torrimpietra, del 1998 per le quote latte. Da allora è «cambiato ben poco». A dirlo è l'ex consigliere comunale ladispolano Giuseppe Loddo. «In quegli anni, fino al 2008 - racconta - il latte vaccino, quello di alta qualità, si trovava al supermercato a 1,60 euro. Oggi si paga a 2 euro e tutti i costi gravano sulla produzione». E così a causa del rincaro dei prezzi e dei guadagni ben al di sotto di quelli spesi per la produzione, a Ladispoli da ben 9 aziende di latte, a oggi ne resiste solo una: quella di Gianfranco Fioravanti. «È chiaro che se non si interviene sul reddito anche questa azienda avrà le ore contate», spiega Loddo. «Fanno bene ad andare in piazza. L'agricoltura è stato un settore primario dal dopoguerra agli anni '70/'80 ... poi a causa di politiche comunitarie ma anche statali che poco hanno dedicato a questo importantissimo comparto, la situazione è diventata insostenibile».

Diversi i risvolti negativi che il tracollo dell'agricoltura potrebbe avere sul tessuto sociale, e non solo economico. «C'è il risvolto della qualità del cibo - spiega - perché i prodotti locali sono garantiti oltre che dal senso di responsabilità degli agricoltori anche dalle norme che vietano una serie di pratiche e l'uso di determinati pesticidi che invece in altri paesi extra Ue vengono invece utilizzati». C'è poi l'aspetto del costo del lavoro: «Un prodotto di basso costo avrà, allo stesso tempo, un costo del lavoro diverso». Riflettori puntati anche sul tema ambientale: «Gli agricoltori difendono il suolo». Coltivandolo e curandolo, insomma, lo tutelano dalla crescita di sterpaglie e dunque dal rischio incendi. «In più - prosegue Loddo - se il contadino non fa più reddito coltivando, sarà più orientato a effettuare cambi di destinazione d'uso dei propri terreni per realizzarci altro come case, fabbriche, ...». «È impensabile che un Paese produca solo il 10-20% di quello che è il fabbisogno nazionale. Ce lo ha insegnato la guerra in Ucraina, dove gli equilibri economici sono stati sbilanciati e ci si è ritrovati a pagare il grano quattro volte di più». A mancare è insomma «una legislazione che protegga i produttori dalla preponderanza commerciale della grande distribuzione». E poi l'esempio: «Al supermercato mezzo chilo di fragole costa 1,99 euro. Togliendo il profitto della grande distribuzione, il costo delle confezioni, quanto viene dato all'agricoltore? Pochi centesimi che ovviamente non bastano a sopperire ai costi».

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