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CIVITAVECCHIA – «L’anno scorso, di questi tempi, è morto improvvisamente Antonio Castriota. La polizia mortuaria ha frettolosamente sequestrato la salma per accertamenti autoptici, Antonio è letteralmente scomparso perché l’ospedale non aveva un programma di tracciabilità e la salma non è stata mai più rivista dai parenti perché a conclusione, dopo diciotto lunghissimi interminabili giorni, le condizioni del corpo erano ormai impresentabili».
Inizia così una lettera firmata che ripercorre i fatti di un anno fa, una vicenda che sollevò parecchi interrogativi.
«I parenti di Antonio – si legge - hanno scoperto, con l’occasione, che l’ospedale circondariale di Civitavecchia, sede di tribunale e gravato dra l’altro di traffico crocieristico per qualche milione di passeggeri, non effettuava autopsie in proprio ma le affidava in gestione. Da qui la ricerca di soluzioni sino a risolvere il caso presso l’ospedale di Tor Vergata di Roma con la diagnosi di morte naturale. La questione ha avuto vasta eco sulla stampa e sui social locali, attirando anche l’attenzione del Sindaco, intervenuto sua sponte per iscritto, presso l’allora Direttore generale pro tempore dell’ospedale civile di Civitavecchia».
Adesso, ad un anno di distanza, «sarebbe opportuno che il contribuente che ha solidarizzato con Antonio Castriota sapesse se le autopsie vengono finalmente eseguite in proprio dal locale ospedale o continuano ad essere date in appalto come si trattasse di un bar o di una impresa di pulizie».
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Lettera firmata



