La conquista del centro è sempre stata il principale obiettivo della politica, a tutti i livelli, dalla seconda Repubblica in poi. Prima non era un tema in discussione, vista la presenza egemone della Dc che per quasi mezzo secolo è stata da sola “il” centro. Successivamente, mentre il sistema politica tendeva a una bipolarizzazione (attraverso due schieramenti di centro-destra e centro-sinistra) che apparentemente sembrava destinata a marginalizzare l’importanza del centro in quanto tale, con la nascita e l’affermazione del M5S che ha invece creato, sia pure per una breve stagione, una “tripolarizzazione”, è tornata attualissima la questione di come conquistare l’elettorato centrale. E oggi, dopo la morte di Silvio Berlusconi, il terreno di battaglia vede protagonisti (e al tempo stesso oggetto di contesa) in particolare Forza Italia e Italia Viva, con Matteo Renzi che cerca, al di là delle attuali percentuali dei sondaggi, di affermarsi come player principale in grado di catalizzare consensi se non addirittura di lanciare vere e proprie opa nei confronti delle forze politiche viciniori.

Ma è ormai chiaro a tutti che la stessa Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, partito che incarna e rappresenta la destra moderna italiana, nella sua vesta di capo del governo abbia modificato contenuti e registro formale dei propri messaggi, finendo anch’essa per rivolgersi alla maggioranza silenziosa degli italiani, con particolare riferimento ai conservatori più moderati: in una parola, al centro.

Fatte le dovute proporzioni, è quanto sta accadendo anche a Civitavechia, che come sempre si conferma laboratorio politico di avanguardia. Chi cerca di esercitare un ruolo “accentratore” è Marietta Tidei, che però non ha in questo momento i numeri e la forza per imporre le proprie scelte, né al centrosinistra, dove il Pd pur ridotto ai minimi termini è ancora in grado di fare da traino per la coalizione, ammesso che i pentastellati vogliano allearsi con i dem; né tantomeno al centrodestra dove qualora Fratelli d’Italia trovasse una sintesi, difficilmente l’unità della coalizione potrebbe essere messa in discussione. Il “ventre molle” in questa fase ancora una volta potrebbe essere Forza Italia, come già accadde nel 2014, quando sempre Pietro Tidei riuscì a creare le condizioni perché gli azzurri presentassero un loro candidato (Andrea D’Angelo) che spaccò il centrodestra, che per un pugno di voti non andò al ballottaggio, spianando la strada al successo del M5S con Antonio Cozzolino.

Il ruolo più importante oggi lo gioca senza dubbio Alessandro Battilocchio, che non è più soltanto il coordinatore provinciale del partito, ma ha assunto un ruolo di rilievo nazionale accanto ad Antonio Tajani. Gli azzurri non hanno più la forza di 4 anni fa, quando formarono una lista più forte della stessa Lega: oggi non ci sono più Mari, Frascarelli, De Paolis, Marino, Iacomelli, solo per citare i big delle preferenze che furono eletti nel 2019 e hanno poi lasciato il partito. Nel gruppo forzista è rimasto solo Boschini, che insieme a Battilocchio dovrebbe prendere il pallino in mano e che sembra essere contrario a qualsiasi tentativo di spaccatura del centrodestra, più o meno etero diretto, a cui si starebbe invece prestando il coordinatore, rimasto tale solo di nome, Roberto D’Ottavio.

Infine, un ruolo di rilievo lo avranno sicuramente i moderati. Dopo aver consentito a Pietro Tidei di vincere a Santa Marinella, il gruppo guidato con l’acume politico di un (guarda caso) democristiano doc come Gino Vinaccia, giocherà la sua partita anche a Civitavecchia, dove sarà, manco a dirlo, al centro dello scacchiere. Dove le prime mosse sono già state fatte.

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